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TELEinCOMprensibile

| 8 febbraio 2008 | Commenti disabilitati | contestualmente

Quindi era chiaro che avrei dovuto riscrivere due parole su questo argomento.
E dire che l’avevo già fatto. E che mi sembrava brutto ripetermi.
Tuttavia devo rifarlo.
Oggi mi scrive Telecom, e io questo lo apprezzo: mi fa sentire parte dei loro pensieri; non un numero (di telefono) qualsiasi, ma qualcuno a cui prestare attenzione, il che ti mette di buon umore.
E poi leggo l’oggetto (Obiettivi 2008 sulla qualità dei servizi di accesso ad internet da postazione fissa) che potevano anche scrivere (Come vogliamo trattare nel 2008 quelli che hanno l’ADSL a casa).
Allora mi rilasso: so già che apprenderò di mirabili iniziative volte alla soddisfazione della clientela, senza distinzioni geografiche, razziali, regionali, provinciali, comunali!
Mhh… no… non proprio…

Beh, ho letto bene. Telecom si prefigge come obiettivo (per l’anno 2008) il raggiungimento del rapporto 1/3 (o giù di li) tra il numero di segnalazioni di malfunzionamenti effettivi e il numero medio (?! medio, perchè medio ?!) di linee d’accesso a banda larga.

Questo significa due cose: 1) spera di aver culo e possedere una delle restanti due linee che (si spera, è pur sempre un obiettivo!) funzioneranno; 2) se questo è l’obiettivo 2008, allora vuol dire che oggi come oggi stiamo almeno a un 35/40%, ovvero se non 1 su 2, più o meno siamo li.

Gradevole.

Facce nuove? No vecchie.

| 16 settembre 2006 | Commenti disabilitati | contestualmente

Tronchetti Provera lascia Telecom, l’entità della buonuscita resterà segreto nazionale, un po’ come accaduto con Ustica. Nel frattempo uno degli uomini più ricchi d’Italia, rosicchia qualche posizione a quelli che gli stanno davanti.

Al suo posto arriva Guido Rossi, direttamente dai campi “sporchi” del pallone malato di mazzette e inciuci. La FIGC perde un pezzo prezioso, direi insostuibile. Il mondo del calcio (del quale ne sapeva meno di me), invece, forse non ne risentirà troppo.

Un po’ di storia.

Il dimissionario nasce nel ‘48, fonda una holding per commerci marittimi, poi passa in Pirelli, fino al ruolo di Presidente e Amministratore Delegato, dove fa la rivoluzione lasciando le gomme per i cavi elettrici, dopodichè vende a Cisco e ad America Corning, così grazie a Benetton e a settemila miliardi, mette le mani su Telecom. In sintesi, lavorava col pesce e con le petroliere, s’è buttato sugli pneumatici e sui cavi elettrici e poi ha deciso di comprarsi anche il telefonino: non s’è fatto mancare niente.

Quello nuovo, invece, laureato in economia, poi fa il docente di economia e diritto, poi presidente della CONSOB, consulente in Montedison e INPS, già che c’è fa il consulente legale per Mediobanca e sta nel CDA delle Generali, poi finisce in Telecom, quindi fa il senatore con il PCI, dopodichè finisce in AbnAmro, poi giustamente fa l’avvocato per Geronzi (Capitalia) scandali Cirio Parmalat, quindi, giustamente, finisce in FIGC (ma comunque è sempre docente di Filosofia); nel frattempo assegna uno scudetto fantasma all’Inter, per culminare infine con il ritorno in Telecom. In sintesi, gli piacevano i soldi, ha insegnato come funziona con i soldi, ha lavorato con i soldi, poi ha comprato il telefono, s’è avvicinato al calcio, e mo si fa pure il cellulare.

Gente nuova, gente fresca a ricoprire ruoli importanti e – soprattutto – esattamente corrispondenti alle proprie caratteristiche e preparazioni culturali. Gente che sa il fatto suo e stacca parcelle a sei zeri. E girano sempre loro.

Sapete di cosa ho timore? Che in FIGC ora c’è un posto vuoto, e che quel posto, ahimè, sarà occupato da una faccia vecchia.

Il Grillo geniale

| 12 settembre 2006 | Commenti disabilitati | contestualmente

L’idea è GENIALE.

Rappresentare, con una maxi-delega, un numero sufficiente di piccoli/medi azionisti di Telecom Italia tale da consentire la messa in dimissione dell’intero CDA.

Tecnicamente il sistema è un po’ articolato, ma per l’azionista, alla fine, si tratta di inviare un paio di mail e di fare un salto in banca. Nulla più.

Nel ruolo di pifferaio magico, Beppe Grillo ci sguazza: a capo di un’accolita di azionistini incazzati può senz’altro fare il colpaccio. Almeno sarà valsa la pena provarci. Avessi anche una sola azione avrei già disposto le carte per dargli una mano.

E’ chiaro che da qualche parte si fa il gioco sporco… in principio (un paio d’anni fa, almeno, o sbaglio?) era il mondo diviso: Telecom da una parte con la sua fonia malconcia e arretrata, TIM dall’altra a fare voce grossa con la copertura sul territorio nazionale; gli azionisti di controllo dissero ai piccoli azionisti che in quel modo non andava bene, solo una join-venture avrebbe risollevato l’azienda. Certo… con i capitali “a manetta” di TIM… diamine anche un ragazzino l’avrebbe capito!

E così fu. Un disastro sotto qualunque punto di vista… azioni Telecom che scendono del 30%, 15 miliardi (o forse di più… non ricordo con esattezza) spesi per acquistare le azioni TIM per evitare che la quota Telecom non fosse inadeguata all’incorporazione… intanto qualcuno si arricchiva. E intanto il Governo resta a guardare.

Oggi non è più vero: gli stessi che sostennero lo scorporo sostengono l’esatto contrario, e giù a rismezzare aziende come fossero biscotti di un Ringo Boys… con la scusa che il futuro passa per il fisso e per la TV via IP. E intanto il Governo (diverso ma uguale a prima) resta a guardare.

Beh, un CDA del genere deve essere cacciato prima che faccia ulteriori danni.

Beppe, pensaci tu.

TELEinCOMprensioni

| 1 settembre 2006 | Commenti disabilitati | contestualmente

Quella mia con TeleCom Italia S.p.a. è una storia d’amore lunga e sofferta, costellata di alti e bassi ormonali, in una travagliata e agonizzante gara contro il tempo: chi si stancherà prima?

Ieri sera torno a casa, dal lavoro… non è che utilizzi la Rete così poco da non poterne fare a meno tra le mura domestiche, sia ben chiaro, ma in quella sorta di assuefazione e dipendenza a cui ti conduce il web ci sono caduto e ne sono rimasto invero intrappolato.

Accendo. Attendo. Digito la mia password. Attendo speranzoso l’accendersi di Firefox per poter accedere allo scibile in rete. Al suo posto compare la finestrella d’errore. Impossibile connettersi al server. Lo username specificato non è valido….

Ricontrollo. Lo username è giusto. La connessione va bene per così com’è… sono mesi che va bene così, perchè oggi lo username è sbagliato?

Lo ridigito, forse non ci vedo più bene (e non perchè sono onanista o quant’altro, semplicemente le diottrie seguono il ciclo naturale di vita dell’uomo e sopra una certa cominciano a calare…), ma niente da fare, l’occhio ancora ci vede bene e quel dannato username è giusto…

Sono tormentato, che fare? Chiamare quel fatidico 187 o lasciar perdere… Ho davvero voglia di stare attaccato alla cornetta per una mezz’ora buona? O, per stasera, decido che le questioni di principio possono andare a quel paese e ritornare a vedere un buon film?

No. Lo spirito civico che è in me si risveglia e mi percuote internamente con uno scudiscio virtuale tanto doloroso da non potermi esimere dallo svolgere il compito di moralizzatore telecomunicativo nei confronti del nostro amato gestore telefonico. Così lo faccio, imbraccio la cornetta e li chiamo… Ma alle 21,30 di uno squallido Giovedì, chi mi risponderà?!?!

Squilla. Risponde la solita musichetta, ormai è almeno un anno che hanno questa musica nella segreteria del risponditore… nemmeno il CallCenter delle Poste Italiane tiene la stessa musichetta per più di un paio di mesi… ma loro si. Lo fanno per stancarti, per farti dire – inconsciamente – “piuttosto che sentire quella musichetta merdosa, non li chiamo.”.

Poi l’affermazione: “la sua richiesta sarà servita in un minuto”. Giusto il tempo di dirlo, di pronunciare elettronicamente queste poche parole, e riparte la musichetta di merda! Ma non passano nemmeno quei 60 secondi che riecco la vocina elettronica: “a causa della mole di traffico, non siamo in grado di gestire la sua chiamata nel tempo stimato, la preghiamo di attendere per non perdere la priorità raggiunta”!

Ma che diamine può essere successo in un minuto? Sono programmatore, e so per certo che un algoritmo che computa la possibilità di un sistema di rispondere in un minuto può e deve tenere in considerazione fattori per quanto improbabili che possano innescare una reazione a catena che porta il tempo di attesa ad arrivare a 8 minuti e 12 secondi (l’ho cronometrato). Altrimenti l’algoritmo va cambiato. Questa sarà la venticinquesima volta che “non possono gestire la chiamata nel tempo stimato”. Le cose sono due: o l’algoritmo non funziona, o tutte e venticinque le volte che ho chiamato io, nel frattempo ha chiamato il “tronchetto” e ha acquisito priorità maggiore ed è rimasto a parlare per 5/10 minuti con tutti gli addetti al callcenter per complimentarsi con loro dell’ottimo lavoro svolto. Altrimenti non si spiega.

Comunque, risponde Elena, dalla voce deduco che non ha più voglia di sentire cazzate circa le anomalie di questa rete. Si aspetta solo che le dica: “grazie, era per scambiare due chiacchiere”. Invece no. Spiego la situazione. Mi chiede se il modem è acceso. (Respiro profondo) Risposta: “se il modem fosse spento, non arriverebbe nemmeno a dirmi username non valido)”. Mi chiede se lo username è giusto. (Respiro molto profondo) Risposta: “ho controllato due volte, secondo me bastava anche una, ma per essere sicuro ho controllato due volte, lo username è giusto”. Mi chiede se le luci nel modem lampeggiano. (Respiro abissale) Risposta: “guardi, ho capito dove vuole arrivare, il link DSL c’è, la luce è fissa, è il server che mi dice che questo dannato username non è valido mentre lo è“. Mi chiede se ho già avuto altre volte questo problema. (Non respiro più, rantolo) Risposta monosillabica, ormai è necessario per autodifesa: “No.”. Mi dice di restare in linea (!) che fa i controlli di rito.

Aspetto altri 4 minuti. Rieccola. Mi chiede se il numero da cui chiamo corrisponde alla linea per la quale lamento il problema. Ok. Mi dice di restare in linea (!) che fa altri controlli di rito.

Aspetto altri 2/3 minuti (ho spento il cronometro). Rieccola. Stavolta dalla voce capisco che è in corso un dramma di proporzioni immani. Mi dice sconsolata che “sembra davvero che ci siano problemi in centrale”. Poi silenzio. Provo a dire “e quindi?”. Risposta: “deve attendere perchè ci stiamo lavorando”. Provo a chiedere: “mi può stimare i tempi di ripristino?”. Oddio… ho fatto la domanda segreta!!! Ho spento la centralinista del 187… Che cosa ho combinato?!?! 10 lunghissimi secondi di silenzio… “C’è ancora?” domando? Risposta: “Si, ma credo che ci vorrà almeno qualche giorno”.

Qualche giorno. E’ più di un anno che a me non funziona l’area riservata del 187. Sono sei mesi che ho chiesto di sapere se per il mio tipo di contratto il modem è a noleggio o in comodato gratuito. Che vuole che mi cambi qualche giorno per avere di nuovo la mia ADSL funzionante. Però ci provo: “Chiaramente nel contratto non ci sono clausole tutelative che prevedono rimborsi in caso di disservizio prolungato, vero?”. Risposta: “No, ovviamente.”

Ecco, è con quell’ovviamente che ho chiuso nella speranza che domani sia un giorno migliore. Senza contratti che ovviamente non prevedono rimborsi per l’utente che subisce il disservizio ma che ovviamente pretendono che alla scadenza precisa della bolletta si paghi pena applicazione interessi di mora.

VERGOGNA.