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	<title>contrariaménte &#187; uomo</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Povero cristo non più cristo</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2009/04/03/povero-cristo-non-piu-cristo/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 11:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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E alla fine, quel cristo riuscì ad essere un po&#8217; meno cristo. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in [...]]]></description>
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</div>
<p>
E alla fine, quel cristo riuscì ad essere <strong>un po&#8217; meno cristo</strong>. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in banca, o il posto statale, o quelle assurdità che chiamiamo <em>certezze</em>.
 </p>
<p>
Guerra. <strong>Sacrificio</strong>. Della vita pensava di aver assaggiato l&#8217;amaro e lo sciapo, il brutto, lo squallore e il nero, soffrendo e perdendo. Il <strong>fondo</strong> non esiste, è un&#8217;illusione che l&#8217;uomo si inventa per la paura di cadere ancora più in basso, di mostrarsi debole e pessimista. Il fondo è fragile, una volta raggiunto si sgretola e apre un nuovo baratro, un nuovo dolore, un nuovo fondo. E la <strong>vetta</strong> non esiste, è eterea, chiunque sano di mente pensi di averla raggiunta dovrà prima o poi accettare che c&#8217;è un altro gradino che porta più in alto.
 </p>
<p>
E fu così che il cristo <strong>scese dalla croce</strong>, imprecò, riprese vita, la cambiò, si accorse che anche i ladroni erano poveri diavoli e diede loro una mano a redimere i loro peccati. Come se nel peccato ci fosse qualcosa da cui dover essere redenti, come se qualcuno potesse giudicare cos&#8217;è peccato e cosa no, come se pregare il tuo gesù insieme ad altri mille fosse buono e giudicare questi mille con dieci regolette pure: e invece <strong>no</strong>.
 </p>
<p>
È che anche il cristo c&#8217;aveva <strong>i suoi limiti</strong>, povero diavolo. Sentirsi sempre <em>melanzana</em> al banco frigo, confuso tra gli altri ortaggi, anonimo nella sua appartenenza ad un <em>genere</em> e così troppo simile ai suoi simili: era diventato davvero insostenibile. Aveva grandi <strong>sogni</strong>, lui: diventare sontuosa <em>parmigiana</em>, eccellere per amarezza e gusto, farsi cucinare da <em>Vissani</em>, sentirsi pasteggiato con un ottimo <em>Traminer</em> del Trentino, che non son cose da poco, per una <em>melanzana</em>. Ma anche andare a male degnamente, fiero del suo avvizzirsi, senza nessuno che lo tagliasse a fette sottili per poi accorgersi che in fondo era un po&#8217; passato e gettarlo nel cestino. Che un cestino non la meritava, quella <em>melanzana</em>.
 </p>
<p>
C&#8217;è che poi a trentaquattro anni, oggettivamente, non si è più un cristo. E anche come melanzana, diciamocelo, <strong>è un po&#8217; poco</strong>.</p>
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		<title>Arriva il giorno</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2009/02/17/arriva-il-giorno/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 06:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Prologo

Dovevi capirlo che la vita non era così come l&#8217;avevi immaginata. No, hai fatto di peggio, hai proprio immaginato la vita, hai visto cose che non esistevano, hai creduto così fortemente a quel che avevi sapientemente decorato intorno alla realtà dei fatti che l&#8217;hai fatta diventare una nuova realtà. Ma nella tua immaginazione. Bella, eh, [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/02/post-giorno.jpg" alt="Post: Giorno" title="Post: Giorno" width="510" height="180" class="size-full wp-image-597" />
</div>
<h4>Prologo</h4>
<p>
Dovevi capirlo che la vita non era così come l&#8217;avevi <strong>immaginata</strong>. No, hai fatto di peggio, hai proprio <strong>immaginato la vita</strong>, hai visto cose che non esistevano, hai creduto così fortemente a quel che avevi sapientemente decorato intorno alla realtà dei fatti che l&#8217;hai fatta diventare una nuova realtà. Ma nella tua immaginazione. Bella, eh, non c&#8217;è che dire. Quasi perfetta.
</p>
<p>
Ci hai messo troppo <strong>impegno</strong>, troppa <strong>dedizione</strong>, troppi <strong>sacrifici</strong> anche, che il sacrificio fa parte del mestiere di vivere, questo lo sappiamo entrambi, ma vale la pena sacrificare una vita per la vita? No davvero, vale la pena sacrificare la <strong>tua</strong> vita per un&#8217;altra vita, che non sia quella di tuo figlio o del sangue del tuo sangue?
</p>
<p>
Perciò hai <strong>scelto</strong> la strada che reputavi migliore: non per te, certo, ma per il <strong>disegno</strong>. Hai costruito ed inseguito le tue aspettative &#8211; naturale &#8211; facendo diventare <strong>tuo</strong> quello che in realtà è sempre stato di altri, è sempre stato <strong>suo</strong>. Solo suo. Ed hai sbagliato: come l&#8217;uomo sbaglia, hai sbagliato anche tu. Ripetutamente.
</p>
<p>
Ed hai inevitabilmente finito per <strong>idealizzare tutto</strong>, e per farti andare bene anche l&#8217;intollerabile, purchè soddisfacesse il disegno, purchè ti garantisse equilibrio e stabilità, purchè assecondasse la tua effimera tranquillità: i suoi gesti, le sue parole, le sue azioni. Ecco, la <strong>sua</strong> vita.
</p>
<p>
Poi arriva il giorno in cui <strong>apri gli occhi</strong>.
</p>
<h4>Epilogo</h4>
<p>
E così arriva il giorno che la sua sgradevole <strong>supponenza</strong> nel dirti le cose ti scivola addosso, che pensi &#8220;<em>e dunque?</em>&#8221; di fronte all&#8217;ennesima <strong>provocazione</strong>, e che il suo odiosissimo &#8220;<em>fare superiore</em>&#8221; ti appare esattamente nella sua <strong>penosità</strong> di fondo. Ma non è immediato, lo ragioni solo dopo. Solo dopo aver visto la vita con occhi diversi, che in fondo sono solo <strong>i tuoi occhi</strong>, prima annebbiati dal sentimento, dalla quotidianità, dal conformismo e dalle innegabili necessità di sopravvivenza.
</p>
<p>
Ora invece <strong>è nuda</strong>, ogni suo gesto percettibile, ogni espressione evidente, ogni parola soppesabile, ogni azione ineludibile e &#8211; cosa meravigliosa &#8211; quell&#8217;essenza prima celata ora non è più nascosta ne trascurabile, ora vedi tutto così com&#8217;è. Forse non lo sai ma la tua vita inizia adesso, adesso che vedi le cose come stanno e non come te le sei sempre immaginate.
</p>
<p>
Arriva il giorno che prendi la tua vita in mano e la guardi. <strong>E&#8217; bella</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera a un amico che può (deve) trovare una soluzione</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2009/02/10/lettera-ad-un-amico-che-puo-deve-trovare-una-soluzione/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;che cosa ci faccio io qui&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;<strong>che cosa ci faccio io qui</strong>&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a quadri. Poi ovviamente lei è andata a dormire dall&#8217;amica, consapevole del rischio che &#8211; ubriaco fradicio e completamente incosciente com&#8217;eri &#8211; avresti potuto far cilecca.
</p>
<p>
Ad ogni modo, a tutti capita: ti svegli un bel giorno e <strong>lei non è più lei</strong>. C&#8217;ha i peli sotto le ascelle così lunghi che senti forte il desiderio di rinverdire i bei tempi andati in cui ti dilettavi a fare gli scooby-doo, scopri che il corso di cucito a cui partecipa da mesi tutti i venerdì sera ha in realtà luogo in un sottoscala del tuo condominio e l&#8217;insegnante si chiama <em>Attilio</em>, percepisci chiaramente che il vostro legame ha raggiunto un momento di rilassamento tale che l&#8217;unica cosa che può seguire ora è il suicidio&#8230; Cose del genere, insomma. Ora non stiamo qui a cercare colpe, tanto sai benissimo che &#8211; in un modo o nell&#8217;altro &#8211; <strong>la colpa sarà tua</strong>: e questo a dispetto della logica secondo la quale non è mai colpa di uno solo (consapevolezza che lei per prima ti manifesta da anni), poiché i tuoi amici ti han sempre coperto. Porco.
</p>
<p>
Certo, non capita a tutti. Qualcuno infatti <strong>viene ucciso nel sonno</strong>, qualche tempo prima. Ma a te è andata bene, amico: ti sei accorto. Ti sei svegliato quella mattina e hai detto &#8220;<em>che cosa ci faccio io qui</em>&#8220;? Non è da tutti, in effetti, dormire una notte sana sulla tazza del gabinetto, ma tu ce l&#8217;hai fatta, ed ora ti interroghi &#8211; giustamente &#8211; sulla tua natura di uomo, sulle condizioni e sulle prospettive che questa posizione ti ispira: una vita di merda, dunque.
</p>
<p>
Ovvio, capisco che la tua situazione &#8211; adesso &#8211; è decisamente pesante, gravosa, poco serena. Ma vedrai, <strong>andrà anche peggio</strong>. Tu dai il tempo alla situazione di peggiorare e quella ti sovrasterà. Quella <em>lei</em>, non la situazione. E sarà una cosa atroce alla quale non ti potrai sottrarre, ma nemmeno addizionare o dividere: niente. Starai sotto e <strong>soffrirai</strong> di stenti e bacchettate sulle nocche delle mani, quando ti andrà bene; perché ricorda che c&#8217;è sempre il sale grosso, dal quale dovresti cercare di tenerti il più possibile lontano.
</p>
<p>
E&#8217; dunque necessario trovare un modo per uscire da questo <em>cul-de-sac</em> senza che nessuno (lei) possa in alcun modo sospettare circa le tue intenzioni. Ora, se ti interessa proseguire nel tuo viaggio di vita, sei chiaramente libero di farlo: eventualmente ti rimando a <a href="http://www.terzadicopertina.com/2009/lettera-ad-un-amico-che-deve-farsi-divorziare/" target="_blank">questo post</a> che ti spiegherà cosa fare in seguito. Ma visto che sei ancora in tempo, io ti offro ora, qui, aggratise, la soluzione definitiva, quella che un giorno mi dirai &#8220;<em>grazie, se non era per te oggi era di sale grosso&#8230;</em>&#8220;. Ah, se lo farai, amico. Eccome se lo farai.
</p>
<p>
Si tratta di preparare <strong>tutto nei minimi dettagli</strong>. Ti ci vorrà almeno un giorno a fare il censimento di tutto quello che è tuo e tutto quello che è suo. Ti consiglio di valutare direttamente tutto ciò che non è suo, perchè tutta la roba che non è sua non è tua per diretta conseguenza del fatto che non è sua, ma ovviamente è di entrambi. Dunque avremo tre mucchietti: le cose sue <sup>(A)</sup>, le cose di entrambi <sup>(B)</sup> e la polvere nell&#8217;angolo della sala <sup>(C)</sup>. E&#8217; evidente che vorrai rinunciare alla polvere <sup>(C)</sup>, e che dovrai rinunciare alle cose sue <sup>(A)</sup>, in quanto sue. A questo punto, delle cose di entrambi <sup>(B)</sup>, seleziona solo quelle utili&#8230; ecco, quelle sono ancora sue (perciò mettile su <sup>(A)</sup>). Ti resterà, se tutto va bene, la scheda <em>Mediaset Premium</em> e il pelapatate <em>Kralle</em> comprato all&#8217;Ikea. Che è tuo solo perchè rotto, che ti credevi? Non ti ci dovrebbe voler molto, poi, a confezionare una sportina con la tovaglietta a quadri da picnic sdrucita che sta nell&#8217;ultimo cassetto della cucina. No, non quella, quella è quella che avete usato la sera del suo ventottesimo compleanno, bastardo. Vuoi privarla di quella tovaglia? Sei veramente un bastardo. No, al limite prendi un tovagliolo, tanto per la scheda <em>Mediaset Premium</em> e dei rimasugli di pelapatate, credimi, basta e avanza.
</p>
<p>
Ora devi attendere che la notte faccia il suo sporco lavoro, calando impietosamente sul giorno che muore. Tu <strong>dovrai fare qualcosa, stasera</strong>. Dovrai dirle che vai a fare una cosa, una qualsiasi cosa: ti chiedo solo di evitare la pietosa scusa del pacchetto di sigarette, anche perchè il fatto che tu non fumi (sigarette) potrebbe insospettirla. E lei non deve sospettare nulla. Niente. Ricorda: in questa situazione la parola d&#8217;ordine è NIENTE. Mentre dall&#8217;altra parte, infatti, la parola d&#8217;ordine è PER SEMPRE, qui siamo all&#8217;opposto. Qui siamo al NIENTE. Hai presente la potenza di un NIENTE contro il fluire indiscriminato del tempo e del futuro che si configura nella mente di una donna non ancora realizzata socialmente parlando? E per donna &#8220;<em>non ancora realizzata socialmente parlando</em>&#8221; intendo ovviamente &#8220;<em>non riprodotta</em>&#8220;. E&#8217; come se prendessi un metalmeccanico qualsiasi e gli dicessi che non vedrà mai la pensione, lui che aveva già fatto un pensierino sopra al monolocale a Redipuglia.
</p>
<p>
E&#8217; il <strong>momento di farlo</strong>. Lei uscirà con le sue amiche, tanto tu devi andare a fare quella cosa, che ora indicheremo come &#8220;<em>partita di calcetto</em>&#8221; ma che tu potrai trasformare quando vuoi in &#8220;<em>salto al pub con gli amici</em>&#8221; o &#8220;<em>pisciata del cane</em>&#8220;. Ma mai &#8220;<em>comprare il pacchetto di sigarette</em>&#8220;, te lo ricordi? &#8220;Niente&#8221;: tieni a mente anche questo. Perciò lei uscirà, tu raccoglerai il tovagliolo con la <em>Mediaset Premium</em> e i frantumi del pelapatate, ci infilerai due biscotti per le prime necessità, farai sparire i porno argentini che stanno sulla mensola della sala, ingurgitandoli, e ti chiuderai la porta alle spalle. E <strong>SCOMPARIRAI</strong>.
</p>
<p>
Si, hai capito benissimo. <strong>Scompari.</strong> Cambi nome, ti tagli la barba, ti fai crescere i capelli, metti gli occhiali, arrivi in orario al lavoro, insomma fai tutta quella roba che non hai mai fatto: perchè tu ora devi essere &#8220;NIENTE&#8221;, quasi nessuno, sicuramente irriconoscibile, ma proprio non devi essere più tu. E non torni più, eh, e parlo di anni, almeno.
</p>
<p>
Certo, dovrai aver organizzato con una certa sapienza la tua scomparsa. Perciò avrai anticipatamente <strong>rassegnato le dimissioni</strong> da dipendente con contratto a tempo indeterminato per fruire di un rapporto di collaborazione occasionale a progetto per un quinto dello stipendio che percepivi precedentemente, ma questi son cazzi tuoi.
</p>
<p>
<strong>I lavoro/i tuoi colleghi</strong>: loro devono sapere, perchè quando lei chiamerà in ufficio per cercarti (e questo avverrà indicativamente la mattina successiva), tutti dovranno dire che non ti conoscono, che uno con il tuo nome li non lavora, che l&#8217;unico che ha lavorato li con quel nome è scomparso, che loro non sanno &#8220;NIENTE&#8221; e &#8211; soprattutto, cosa fondamentale &#8211; che se lei non smette di importunarli, loro (si, quei bastardi dei tuoi colleghi) faranno in modo che tu non possa ritornare mai più a casa! Questo solitamente spiazza.
</p>
<p>
<strong>Gli amici</strong>: qui il discorso è più complicato, ma la sostanza non cambia. Fai una cosa: scompari anche per loro. A questo punto suppongo ti converrà cambiare città, ma fidati, non avrai modo di pentirti di questa saggia decisione, nell&#8217;eventualità che tu debba prenderla. In ogni caso sostituisci il numero di telefono, ma l&#8217;altro (quello vecchio) non gettarlo: semplicemente tienilo spento, fa più fico e potranno andare a cercarti invano a &#8220;<em>Chi l&#8217;ha visto?</em>&#8220;.
</p>
<p>
<strong>La famiglia</strong>: la famiglia deve sapere. Deve sapere il punto esatto dove sei scomparso per avere una tomba su cui piangerti, ma che nessuno sappia mai che sei ancora vivo! E soprattutto che ora usi il falso nome di tuo cugino <em>Alotte</em> (anche lui comprato all&#8217;Ikea). Non sarebbe una cattiva idea fingersi morto anche per l&#8217;erario, vedi tu, quel che riesci a fare&#8230;
</p>
<p>
Non c&#8217;è bisogno che ti dica che dovrai affrontare momenti di <strong>solitudine e tristezza</strong>, specie quando non ci sarà il posticipo e t&#8217;avranno staccato il telefono, ADSL compresa, andrai in bagno a pisciare e non troverai più la carta igienica, per pranzo ci saranno i panzerotti surgelati (si, surgelati) tutta la settimana, e il sabato mattina non dovrai più litigare con nessuno per portar giù la spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di sabato. Potresti anche perdere il concetto di panzerotto, alla lunga.
</p>
<p>
Però non ignorare anche i <strong>risvolti positivi</strong> che questa nuova condizione ha da offrirti: flatulenza libera ed autorizzata nei pressi del locale adibito a dormitorio (con possibilità di estendere la <em>no-fly-zone</em> ad un perimetro allargato all&#8217;intera abitazione), nessuna limitazione di orario o timesheet da rispettare, assoluta libertà di pensiero ed organizzazione razionale della propria vita, ma soprattutto potrai ricostruire una identità dignitosa su <em>Facebook</em>. Una senza scritto &#8220;<em>Situazione sentimentale: disgraziato</em>&#8221; sul profilo, insomma.
</p>
<p>
Certo, potresti anche valutare l&#8217;ipotesi di <strong>ritornare</strong>, un giorno, tipo dopo dieci anni. Imbracciando la borsa da calcetto, spalancare la porta di casa ed urlare &#8220;<strong>Abbiamo vinto!</strong>&#8220;. Il fatto che troverai in casa un camionista di Nogarolo Rocca, un paio di pischelli ed una poltrona in Alcantara infilata nell&#8217;angolo in cui custodivi gelosamente i tuoi bonghi, non deve inquietarti. Il fatto che invece la tua ex-ragazza è il camionista di Nogarolo Rocca, ecco, quello dovrebbe inquietarti.
</p>
<p>
<strong>Morale della favola</strong>, figliuolo, considera sempre che nella vita si hanno al massimo un paio di illuminazioni: una quando capisci che l&#8217;Inter non potrà mai vincere niente senza soffrire (o &#8211; ancora peggio &#8211; non potrà mai vincere niente) e l&#8217;altra quando l&#8217;Inter lo vince davvero, qualcosa. <strong>Non sprecarle</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;universo binario</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 21:03:33 +0000</pubDate>
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Dev&#8217;esserci senz&#8217;altro un motivo se dio, o chi per lui, ha deciso di creare la razza umana distinguendo solo due sessi: maschi e femmine. Sarebbe stato tutto decisamente diverso se avesse aggiunto anche un terzo elemento, chesso&#8217;, uomini, donne e scalini. Ma anche donne, semafori e Basilicate. Oppure tassisti, ferraglie, statisti e viti. Chiaramente, aumentando [...]]]></description>
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<p style="clear: both; display: block; margin: 10px 0 0 0;">
Dev&#8217;esserci senz&#8217;altro un motivo se dio, o chi per lui, ha deciso di creare la razza umana distinguendo solo due sessi: <strong>maschi</strong> e <strong>femmine</strong>. Sarebbe stato tutto decisamente diverso se avesse aggiunto anche un terzo elemento, chesso&#8217;, uomini, donne e <em>scalini</em>. Ma anche donne, <em>semafori</em> e <em>Basilicate</em>. Oppure <em>tassisti</em>, <em>ferraglie</em>, <em>statisti</em> e <em>viti</em>. Chiaramente, aumentando il numero di generi, aumentava la complessità, e qui sarebbe stato interessante vedere come avremmo organizzato le nostre relazioni interpersonali: tra l&#8217;altro, in che categoria avremo potuto classificare <em>Bruno Vespa</em>? E <em>Charlize Theron</em>? Onestamente, come <em>scalino</em>, non la so proprio vedere.
</p>
<p>
La verità è che anche la natura, per gli sforzi che possa aver fatto il creatore nel dare un certo movimento a quella squallida e maschia <strong>monotonia</strong> costituita dal solo <em>Adamo</em>, a suon di asportazioni di costole e rivisitazioni genitali, si è dovuta ben presto piegare alla logica binaria che pervade ogni aspetto dell&#8217;universo. Treni compresi, ovviamente.
</p>
<p>
Esempi? <strong>Una donna te la da o non te la da</strong>, non ci sono mezze misure: mai conosciuta una femmina che abbia concesso le sue grazie per il 42%. Anche a voler togliere l&#8217;IVA, certo. E lo stesso vale per l&#8217;<em>uomo</em>, ci mancherebbe: solo che si nota meno, e l&#8217;eventuale negazione è un fenomeno raramente osservabile.
</p>
<p>
I <strong>computer</strong>, beh, loro vivono di logica binaria da quando <em>Boole</em> ebbe la brillante idea di farci sopra un&#8217;<strong>algebra</strong>. So di pochissime persone in grado di fare algebre, e sono tutte morte. Conosco gente che sa fare ottimi risotti, aggiustare grondaie grondanti, dirimere questioni giuridiche, sabotare impianti di condizionamento, ma algebre, santoddio&#8230; <em>Boole</em>, quel giorno, poteva farsi le sue <strong>due</strong> solite uova al tegamino, ricamare orli su raffinate <strong>coppie</strong> di lenzuola di lino, sperimentare la validità dei postulati di <em>Newton</em> relativamente alla forza di attrazione gravitazionale sostituendo alla mela la sua dignitosa persona ed <strong>un paio</strong> di ginocchiere, ma invece no: decise di fare un&#8217;<em>algebra</em>. Scopare no, eh.
</p>
<p>
Il <strong>giorno è seguito dalla notte</strong>, e se è pur vero che possiamo suddividerlo in 24 sezioni chiamate ore, a loro volta riducibili a 60 porzioni denominate minuti e via discorrendo, beh, da che mondo è mondo non c&#8217;è mai stato un giorno seguito da un giorno. Si ricordano invece notti lunghe più del dovuto, ma quelli erano gli effetti degli stupefacenti, amici miei. E comunque <strong>mai due notti insieme</strong>&#8230; poi ci si affeziona e va la che son guai.
</p>
<p>
<strong>I piedi</strong>: ne abbiamo due perché son sufficienti a reggerci in equilibrio, e &#8211; per chi non ce la fa &#8211; vale sempre la questione degli stupefacenti. <strong>Le mani</strong>, idem. Le dita no, le dita ne abbiamo <strong>10</strong> per coppia di appendici. Ecco, appunto, <strong>uno zero</strong>. Tiè.
</p>
<p>
E poi: le <strong>serrature</strong> sono aperte o chiuse, c&#8217;è il <strong>buono</strong> e il <strong>cattivo</strong>, c&#8217;è il <strong>tutto</strong> e c&#8217;è il <strong>niente</strong>. Dualità che <em>Mietta</em> e <em>Minghi</em> avevano fatto loro, preceduti da <em>Al Bano</em> e <em>Romina</em> e seguiti poi dai <em>Jalisse</em>: ah, i <em>Jalisse</em>. Niente, non mi ricordano niente. Pochissimo.
</p>
<p>
Perciò, insomma, era <strong>naturale</strong> che per evitare tanti problemi anche il genere umano si sarebbe ridotto ad una squallida dicotomia, tarpando di fatto le ali ai più creativi. E comunque, accoppiarsi con una <strong>centrifuga</strong>, effettivamente, sarebbe risultato improponibile per chiunque.</p>
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		<title>Succederà&#8230;</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2008/12/30/succedera/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 13:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Siamo di passaggio su questa terra. Ce lo dice la televisione ogni giorno, ce lo confermano quelli che cadono dai tetti delle case in costruzione, ce ne rendiamo conto quando guardiamo quello che accade intorno a noi. Masse scomposte di persone che si muovono, parlano, ridono, fanno, distruggono, lasciano il loro segno su questa terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2008/12/post-succedera.jpg" alt="Post: Succederà" title="Post: Succederà" width="510" height="180" class="size-full wp-image-552" />
</div>
<p style="clear: both; display: block; margin: 10px 0 0 0;">
<strong>Siamo di passaggio</strong> su questa terra. Ce lo dice la televisione ogni giorno, ce lo confermano quelli che cadono dai tetti delle case in costruzione, ce ne rendiamo conto quando guardiamo quello che accade intorno a noi. Masse scomposte di persone che si muovono, parlano, ridono, fanno, distruggono, lasciano il loro segno su questa terra e poi se ne vanno, facendo posto a nuove masse, a nuovi attori, a nuovi segni.
</p>
<p>
Allora <strong>perché fare un progetto</strong>, perché pensare a quello che fare domani quando già oggi è una scommessa? Perché non accontentarsi di vivere alla giornata, perché tenere quel completo intimo nel cassetto &#8220;<em>per l&#8217;occasione speciale</em>&#8220;, perché approvvigionarsi alimenti in contenitori chiamati frigoriferi, perché? Ogni giorno è un&#8217;occasione speciale, perché si è vivi, e ogni giorno possiamo decidere cosa mangiare, o non mangiare, o andare a pranzo da un amico, o diventare vegetariani.
</p>
<p>
<strong>E chi c&#8217;è intorno a noi</strong>? Conosco persone che hanno la presunzione di conoscere chi li circonda, quotidianamente o occasionalmente: basta un&#8217;occhiata, uno sguardo, una parola, ed ecco applicata l&#8217;etichetta. Simpatico, carina, disponibile, gretto, bastardo. Siamo davvero etichettabili? O siamo così multiformi da poter essere tutto ed il suo contrario contemporaneamente?
</p>
<p>
La verità è che <strong>a qualcosa dobbiamo appoggiarci</strong>, per vivere. Solo lo stolto, il super-uomo, crede di poter essere sufficiente a se stesso. E c&#8217;è chi si affida ai progetti, agli obiettivi, alle ambizioni, ai sogni. E c&#8217;è chi si affida alle persone, agli amici, al proprio compagno, alla propria famiglia. E c&#8217;è chi si affida alla speranza. E c&#8217;è chi ha bisogno di tutto questo insieme. E c&#8217;è chi invece pensa di poterne fare a meno, rimpiazzando tutto con temporanei succedanei della felicità. E c&#8217;è anche chi la felicità ce l&#8217;ha a portata di mano e se la lascia sfuggire. Questa è la vita.
</p>
<p>
Oggi ho ricevuto queste parole, pregne di un significato che magari sfuggirà ai più e che potranno sembrare fuori luogo, eppure chi le ha scritte sa cos&#8217;è <strong>la vera sofferenza</strong>, nella vita: i drammi che ti logorano al punto di scontartela con le persone ai cui prima ti appoggiavi, le catastrofi che ti spingono a pensare che nulla potrà mai consentire a quel progetto di realizzarsi, gli eventi che fanno miseramente crollare la tua inossidabile speranza.
</p>
<blockquote><p>
Succederà che un giorno ti alzerai e avrai dormito 10 ore&#8230;<br />
Andrai al matrimonio di un amico e penserai &#8220;che deficiente a crederci&#8221; e magari t&#8217;innamorerai di un&#8217;invitata&#8230;<br />
Andrai al mare con tuo figlio e l&#8217;amore nei suoi occhi ti dirà che per lui sei sempre il suo papà adorato e sorriderai nell&#8217;aver pensato che potesse essere diversamente&#8230;<br />
Sarà così.</p>
<div style="clear: both; float: right; text-align: right; font-size: 80% display: block; padding: 0 5px 5px 0;">(un&#8217;amica)</div>
<div style="clear: both;"></div>
</blockquote>
<p style="clear: both; display: block; margin: 10px 0 0 0;">
Io ci voglio credere, <strong>amica mia</strong>.<br />
E quel giorno, sarai la prima a saperlo.
</p>
<div style="display: block; margin: 10px 0; background: #E0E0E0; color: #000000; padding: 10px; ">
<strong>P.S.</strong>: Arriva il momento di <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=41425579252&#038;id=612044192&#038;index=0" target="_blank">staccare la spina</a>, ogni tanto. Quei momenti in cui credi di dover necessariamente riflettere senza annebbiare la mente con mille pensieri concorrenti. Diciamo che è arrivato quel momento. Questo blog <strong>non chiude</strong>, ma si prende un periodo di riflessione sufficientemente lungo, dal quale &#8211; spero &#8211; si risveglierà un personaggio nuovo, più forte e pungente, un po&#8217; come quando questo blog l&#8217;ho aperto e avevo mille speranze. D&#8217;altronde, aspettano il <em>Clock</em> scelte difficili per le quali è necessaria una piena concentrazione. E il <em>Clock</em> è vecchio: tante cose insieme non riesce a farle. Un abbraccio.
</div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Quelle ricerche un po&#8217; così&#8230;</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2008/10/23/quelle-ricerche-un-po-cosi/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 12:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Alcune precisazioni per quelli che arrivano da queste parti con interrogativi davvero curiosi e bizzarri, ma che talvolta aprono la strada a frontiere del tutto inesplorate (almeno per il sottoscritto).


sgnaffo significato


Finalmente ce l&#8217;hai fatta. Erano mesi che era su, quel post. E son sicuro che cercassi anche una spiegazione logica alla tua questione. Chiaramente sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Alcune precisazioni per quelli che arrivano da queste parti con <strong>interrogativi</strong> davvero curiosi e bizzarri, ma che talvolta aprono la strada a frontiere del tutto inesplorate (almeno per il sottoscritto).
</p>
<blockquote><p>
<strong>sgnaffo significato</strong>
</p></blockquote>
<div style="padding: 0 0 30px 30px;">
Finalmente ce l&#8217;hai fatta. Erano <strong>mesi</strong> che era su, quel post. E son sicuro che cercassi anche una spiegazione logica alla tua questione. Chiaramente sono in prima pagina, dirò di più, ad ora mi risulta che esca come primo risultato. Se esistono solo <strong>sei</strong> risultati in tutto il web, però, dobbiamo interrogarci su una questione: o sono io un deficiente che piazza sul blog termini inesistenti, o sei un cretino tu che speri di dargli una ragione venendo qui. In ogni caso, siamo certi che da oggi, al mondo, c&#8217;è almeno un&#8217;idiota che si interroga sul significato della parola <em>sgnaffo</em>. Bello.
</div>
<blockquote><p>
<strong>DONNA CHE STIRA</strong>
</p></blockquote>
<div style="padding: 0 0 30px 30px;">
E&#8217; palese che <strong>questo assurdo comportamento femminile</strong> stia diventando piuttosto raro, se si è costretti a cercarlo su Google. Mi interrogo solo su cosa, il nostro eroe, credesse di trovare: forse un elenco, ordinato per regione, di femmine disposte ad imbracciare il ferro da stiro? Feticista dell&#8217;acciaio e del vapore.
</div>
<blockquote><p>
<strong>è vero che l&#8217;uomo ha 15 secondi di assenza durante la giornata?</strong>
</p></blockquote>
<div style="padding: 0 0 30px 30px;">
Ti dirò, amico, a mio avviso questo lasso di tempo è ben più <strong>prolungato</strong>. Le motivazioni che spingano Google ad indicizzarmi come fonte più autorevole (se non prima) per dirimere la questione, mi risultano ancora oscure. Anche se ho notato che, recentemente, riesco anche a raggiungere i 40/45 minuti di assenza: cioè, la gente si rivolge a me ma io non la caco minimamente. Se per assenza intendiamo questo, in ogni caso, conosco persone assenti anche 24 ore al giorno.
</div>
<blockquote><p>
<strong>uomo acquario insopportabile</strong>
</p></blockquote>
<div style="padding: 0 0 30px 30px;">
Sono d&#8217;accordo. Avere in casa un attrezzo da ripulire ogni santo giorno, che si riempe di quella fastidiosissima <strong>muffetta verdognola</strong> se non viene riciclata l&#8217;acqua al suo interno con una certa regolarità, poi, deve essere proprio una scocciatura per la donna che ha la sfortuna di trovarselo accanto ogni giorno. Credo, comunque, che trai i suoi pregi si possa senz&#8217;altro annoverare l&#8217;essere rilassante. A margine, scherzi a parte, condivido la tua impressione, utente, ed aggiungo che per la mia esperienza alcuni son proprio <strong>teste di minchia</strong>.
</div>
<blockquote><p>
<strong>opinioni sulle donne che non erano definiti uguali all&#8217;uomo </strong>
</p></blockquote>
<div style="padding: 0 0 30px 30px;">
Davvero <strong>mi sfugge</strong>. Chi troverà una spiegazione plausibile riceverà in premio la sestina vincente del prossimo concorso del Superenalotto. E questa mi sembra una opinione di una certa importanza.
</div>
<p>
E chiudo con la perla del giorno:
</p>
<blockquote><p>
<strong>sesso tra equini e donne</strong>
</p></blockquote>
<div style="padding: 0 0 30px 30px;">
Fammi capire: ti piace farlo (in quanto donna)? Ti piace farlo (in quanto equino)? Ti piace vederlo (in quanto uomo)? Abbiamo tre possibilità, ma una sola conclusione: <strong>non sei normale</strong>. Fossi donna, ti spiego, anche su <a href="http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20060907074230AAF8AEP" target="_blank">Yahoo!Answers</a> si son posti la questione, e probabilmente dopo un atroce dolore iniziale, qualche beneficio cominci ad averlo (se escludi i problemi di incontinenza, ovviamente); fossi equino, ti ci vedo bene a cercare su Google &#8217;sta roba, si si&#8230;; fossi uomo, dovendo escludere che sia tu a voler fare sesso con il pony di cui sopra, ti chiedo, in onestà: ma non sarebbe tanto tanto più gustoso se a praticare quel sesso, con quella donna, <strong>fossi tu</strong>?
</div>
<p>
E buone ricerche a tutti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sul sesso e le sue varianti</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2008/10/20/sul-sesso-e-le-sue-varianti/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 12:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Sull&#8217;indubbia necessità, per l&#8217;uomo, di praticare il sesso, non c&#8217;è evidentemente alcun dubbio. Non credete a quelli che dicono che si può vivere una vita senza provarne i piaceri: nella maggior parte dei casi sono degli ipocriti vestiti di nero con un colletto bianco, e nei restanti casi trattasi sicuramente di eunuchi. Dei primi, vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="clear: both; text-align: center; margin: 10px 0 20px 0;">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2008/10/post-sesso.jpg" alt="Post: Sesso" title="Post: Sesso" width="510" height="180" class="size-full wp-image-451" />
</div>
<p style="clear: both; margin: 10px 0 0 0;">
Sull&#8217;indubbia necessità, per l&#8217;uomo, di praticare il <strong>sesso</strong>, non c&#8217;è evidentemente alcun dubbio. Non credete a quelli che dicono che si può vivere una vita senza provarne i piaceri: nella maggior parte dei casi sono degli ipocriti vestiti di nero con un colletto bianco, e nei restanti casi trattasi sicuramente di eunuchi. Dei <em>primi</em>, vi <a href="http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&#038;id_n=28786" target="_blank">invito</a> <a href="http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=9583" target="_blank">caldamente</a> a <a href="http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200809articoli/8179girata.asp" target="_blank">diffidare</a>, almeno fino a quando non si sarà fatta chiara luce sull&#8217;alone di mistero che li avvolge: il che, probabilmente, indica che non potrete fidarvene mai (poi non dite che nessuno ve l&#8217;aveva detto). Dei <em>secondi</em>, ammesso che ancora esistano&#8230; ecco, ammesso che ancora esistano.
</p>
<p>
Poi, chiaramente, c&#8217;è il <strong>sesso</strong> fatto <em>bene</em>, c&#8217;è quello fatto <em>così e così</em>, c&#8217;è quello fatto <em>grossomodo</em>, c&#8217;è anche quello <em>fatto per finta</em>, c&#8217;è quello fatto <em>in totale autostima</em>, insomma ce n&#8217;è per tutti i gusti e &#8211; se vogliamo &#8211; tutte le stagioni. C&#8217;è il sesso <em>con amore</em>, c&#8217;è il sesso <em>senza amore</em>, c&#8217;è l&#8217;amore <em>senza sesso</em>, c&#8217;è il sesso <em>tra uomo e donna</em>, c&#8217;è il sesso <em>tra donna e uomo</em> (che potrebbe apparire una ripetizione, ma dovrebbe risultare chiaramente al lettore che in questa seconda ipotesi si concretizza una decisa inversione di ruoli), c&#8217;è il sesso <em>tra uomo e uomo</em>, c&#8217;è il sesso <em>tra donna e donna</em> (e qui, mi si consenta, la differenza non è nemmeno così sottile), infine c&#8217;è il sesso <em>tra un uomo ed un numero imprecisato di donne</em>, ma comunque superiore a quattro, al quale è stato riconosciuto il nome di <em>orgia</em>. È una roba da capogiro, c&#8217;è una variante per ogni gusto e giorno della settimana&#8230; ma che dico, del mese&#8230; ma che dico, dell&#8217;anno.
</p>
<p>
La cosa che però, da uomo, è tendenzialmente difficile da comprendere è il <strong>meccanismo</strong> secondo il quale dovrebbe scattare, nella donna, il desiderio sessuale nei confronti dell&#8217;uomo. Parliamoci chiaro, l&#8217;uomo lo fa con un solo preciso intento, ovvero quello di sedare gli sconvolgimenti ormonali che lo pervadono: non starei qui a sindacare tanto sulla presenza o meno di un sentimento alla base delle azioni maschili in questo contesto, anche perché di uomini <em>sensibili</em> che si tirano indietro se la tipa che hanno conosciuto la sera stessa (e della quale, voglia il signore, non possono certamente essere perdutamente innamorati) decide di conceder loro le grazie di cui è provvista, beh, onestamente non s&#8217;è mai saputo. Nemmeno gli <em>omini-neri-con-il-colletto-bianco</em> e gli <em>eunuchi</em> di cui sopra, intendo, saprebbero resistere. Ammesso che ancora esistano.
</p>
<p>
Ma la donna, la donna è più <strong>complessa</strong>. Nella donna non è presente un concetto così radicato di <em>ormone</em>: laddove la sua presenza (dell&#8217;ormone, intendo) dovesse infastidirla, la donna possiede strumenti ben diversi per metterlo a tacere (sempre l&#8217;ormone, si). Non ha che da scegliere: pillole, shopping, scarpe, abiti, borsette, <em>Maria De Filippi</em>, un romanzo <em>Harmony</em>, del buon gossip, <em>Novella 2000</em> (ammesso che ancora esista), il parrucchiere. E ne ho citati solo alcuni. L&#8217;uomo, da par suo, potrebbe azzardare una <em>PlayStation</em>, e &#8211; forse dico forse &#8211; una partita di calcetto con i colleghi, tutte cose di gran lunga meno risolutive di uno scialle <em>Dolce&#038;Gabbana</em> da esibire con nonchalance.
</p>
<p>
Non è mia intenzione fare di ogni erba un fascio, infatti dirò che ci sono anche donne che rinunciano a <em>Dolce&#038;Gabbana</em>, trovando decisamente più opportuno <em>Yves Saint Laurent</em> (ammesso che ancora produca qualcosa, viste le recenti&#8230; ehm&#8230;). Non è vero, è ovvio che anche la donna dovrà in qualche modo soddisfare quelle che vengono normalmente definite <strong>pulsioni sessuali</strong>, ma che l&#8217;uomo ha la curiosa capacità di percepire come <strong>irrinunciabile desiderio di accoppiamento</strong>. E su questo aspetto, l&#8217;uomo ha fatto passi da gigante. E ora intendo l&#8217;uomo come &#8220;genere umano&#8221;, non tanto come esemplare maschio della popolazione mondiale.
</p>
<p>
Se non altro, oggi come oggi, l&#8217;emancipazione della donna l&#8217;ha portata a chiedere qualcosa di più al suo partner, almeno tra le lenzuola: tematiche come il <strong>preliminare</strong>, ad esempio, sono state fortemente sdoganate, e non è raro trovare una donna che esponga &#8211; con chiarezza e dovizia di particolari &#8211; le <em>attenzioni</em> di cui vuol essere coperta (si, vabbè, coperta) prima di poter accedere al livello 2 del vostro piacevolissimo <em>game</em>. Non solo: in alcuni casi, per passare al livello 2 c&#8217;è anche lo <em>stage bonus</em>, ricordate? Come su <em>Street Fighter</em> che bisognava distruggere la <em>Chevrolet</em> a colpi di mazzate. Ecco, anche in questo caso c&#8217;entra in qualche modo la mazza, e in talune occasioni anche la <em>Chevrolet</em>, ma è tutto molto più complicato.
</p>
<p>
Ad ogni modo, tutta questa manfrina per giungere ad una <strong>conclusione</strong> che non ha nulla a che fare con il preambolo, ma riguarda ugualmente il <em>sesso</em>, specificamente nella parte che pertiene al contesto in cui questo viene praticato. Già, perché se i più metodici preferiscono la sicurezza offerta da un materasso ed una rete a doghe di faggio, c&#8217;è anche chi gradisce &#8211; saltuariamente ma non troppo &#8211; sperimentare nuove emozioni in situazioni assolutamente improbabili. Meglio, in questi casi, andare preparati: nel senso, credi che non possa farti comodo questo utilissimo <a href="http://fallisoffrire.blogspot.com/2008/10/tutorial-come-fare-sesso-in-aereo.html" target="_blank">tutorial</a>? Io l&#8217;ho già <strong>stampato</strong>.
</p>
<p>
<em>To be continued&#8230;</em></p>
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		<title>Luogocomunismi #1: &#8220;Voi uomini siete tutti uguali&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 06:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Prende il via oggi, dopo numerose sollecitazioni, una rubrica molto cara allo scrivente: ogni blog che si rispetti ha una sua rubrica propriamente detta, ed il fatto che questo posto non sia poi così rispettabile non mi sembra comunque un motivo sufficiente per privarlo di una peculiarità così importante.


Il luogo comune, il modo di dire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both;">
Prende il via oggi, dopo numerose sollecitazioni, una <strong>rubrica</strong> molto cara allo scrivente: ogni blog che si rispetti ha una sua rubrica propriamente detta, ed il fatto che questo posto non sia poi così rispettabile non mi sembra comunque un motivo sufficiente per privarlo di una peculiarità così importante.
</p>
<p>
Il <strong>luogo comune</strong>, il <em>modo di dire</em>, la <em>credenza popolare</em>, l&#8217;ancestrale locuzione tramandata di padre in figlio e gelosamente conservata nel bagaglio culturale di ognuno di noi&#8230; personalmente trovo tutte queste cose una <strong>immensa boiata</strong>. Del resto, inutile negarlo, molti di questi assiomi trovano conforto nella realtà dei fatti, ma fare di tutta l&#8217;erba un fascio è innegabilmente un errore.
</p>
<p>
Invece, <strong>fortunatamente</strong>, non è così. C&#8217;è ancora chi si <em>sottrae al luogo comune</em>, ottenendo come risultato &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; <strong>zero</strong>. Quello di oggi, ad esempio, si è cominciato a dibatterlo con <a href="http://seulementmoi1987italy.spaces.live.com" target="_blank">Emanuela</a> su Facebook, ma poi lei doveva guardare Beautiful e allora ho continuato da solo: tu chiamali, se vuoi, <em>onanismi</em>.
</p>
<p>
Il <strong>luogo comune</strong> di oggi, in fondo, si smonta da se: d&#8217;altronde, se fosse vero che siamo tutti così uguali, ci sarebbe da chiedersi se il problema è di <em>Gabriel Garko</em>, che va in giro con uno stuolo di pisella al seguito, o se il problema è <em>nostro</em>, che ce la dobbiamo faticare manco fosse un lavoro in miniera. Oltretutto, se fosse vera questa omogeneità maschile, non potreste, care le mie signorine lettrici, distinguere il bello dal meno bello, il brutto dal meno brutto, e &#8211; appunto &#8211; <em>Gabriel Garko</em> da un comune <em>saldatore di Ivrea</em>. Fate voi&#8230;
</p>
<p>
Ma escludiamo per un attimo la <strong>componente fisica</strong> dell&#8217;uguaglianza (che, come vedete, va indebolendosi), e concentriamoci sugli aspetti più prettamente caratteriali, di comportamento. Consideriamo, peraltro, l&#8217;evoluzione della donna negli ultimi venti o trenta anni, l&#8217;emancipazione e l&#8217;assunzione di un ruolo sempre più determinante all&#8217;interno della società. Questo, a parte determinare il lento decadimento del sistema, ha inequivobcabilmente confuso l&#8217;uomo, vistosi privare di una posizione di dominio assoluto, già a partire dal 1946 (con il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suffragio_universale" target="_blank">suffragio universale esteso alle donne</a>). Non lamentatevi, quindi, donne/ragazze/femmine se il vostro uomo appare troppo docile ed accondiscendente nei vostri confronti, perchè evidentemente sotto sotto lo intimorite. Parimenti, se il vostro adorato amante se ne strafrega di voi e non vede l&#8217;ora di poter saltare su un&#8217;altra cavalla, potrete confermare che &#8211; evidentemente &#8211; non tutti gli uomini sono esattamente identici. Di più: esiste una terza categoria, quelli <em><u>coglioni</u></em>, che ognuna di voi ha incontrato almeno una volta nella vita (posto che abbiate almeno 23/24 anni, età media stimata per l&#8217;incontro con il <em><u>coglione</u></em>). Il <strong>coglione</strong> lo riconosci al volo: è l&#8217;uomo serio, senza grilli per la testa, quello che ti da la tranquillità di vivere una vita serena senza troppi grattacapi, quello che &#8220;<em>se prova a guardare un&#8217;altra gli spezzo un braccino</em>&#8220;, quello che &#8211; infatti &#8211; nonostante tutto tendete a sposarvi. Ah, ma no, c&#8217;è una quarta categoria: il <strong>codardo</strong>, sostanzialmente riconducibile all&#8217;uomo serio, tuttavia quest&#8217;ultimo tenderà a tirarsi indietro al momento di assumere qualsiasi responsabilità nei vostri confronti (in alcune culture tali personaggi vengono definiti <em>eunuchi</em>). In verità, potrei continuare in questa classificazione spannometrica e grossolana dell&#8217;uomo, ma credo sia sufficiente già questa prima riduzione a quattro macro-aree per individuare univocamente l&#8217;impossibilità di avere due uomini <strong>esattamente identici</strong>.
</p>
<p>
Se, infine, volessimo trascurare anche la parte <strong>caratteriale</strong> del vostro maschio, non ci resterebbe che analizzare quella <strong>fallica</strong>. E li, dio ce ne scampi, abbiamo serissime dimostrazioni di quanto il signore sia stato <em>ridondante</em> con taluni e tremendamente <em>parco</em> con talaltri. Di questo, ed altro (ma poco altro), parlarono <em>Rocco Siffredi</em> e alcuni intervenuti al simposio &#8220;<em>Conta più la forma o la sostanza?</em>&#8220;, senza peraltro trovare una soluzione al dilemma.
</p>
<p>
Vi potrei dare ragione, femminucce, qualora voleste sottolineare la <strong>naturale tendenza</strong> dell&#8217;uomo medio ad avere un pensiero ricorrente verso le vostre parti intime: oltrettutto il pensiero si materializza &#8211; sovente &#8211; con la produzione di feromoni che non è sempre facile sedare. Tutto questo, inoltre, molto prima di essersi innamorato di voi&#8230; tsè&#8230; beh, vorrei solo ricordarvi quanto diceva <em>Woody Allen</em>, personaggio che io stimo alla stessa stregua delle foglioline di basilico, ma al quale &#8211; evidentemente &#8211; viene riconosciuta una certa autorevolezza in merito: &#8220;<em>L&#8217;amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande.</em>&#8220;; morale: non vi fate troppe paranoie.
</p>
<p>
Insomma, <strong>gentili pulzelle</strong>, non è per farvi cadere un mito, ma mi sembra di aver dato dimostrazione che il vostro pensare comune circa l&#8217;uguaglianza di noi uomini è basato su esperienze personali che poco hanno a che vedere con la realtà dei fatti: in fondo non è colpa di nessuno se vi impelagate sempre con maschi degni di considerazione quanto io apprezzo le foglioline di basilico&#8230; e si che le apprezzo, eh!
</p>
<p>
Il <strong>dibattito</strong> è aperto, i consigli anche. Se avete qualche altro <em>luogo comune</em> da sfatare, sarò lieto di applicarmi in ricerche atte a dirimere le questioni controverse. Nel caso le ricerchè non dovessero produrre gli effetti desiderati, perorerò personalmente la vostra causa, perchè del luogo comune dobbiamo <strong>cancellare</strong> il ricordo.</p>
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		<title>Ti spiego, lettore</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 11:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologicamente]]></category>
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Ora ti spiego un paio di cose, amico, che l&#8217;esperienza mi ha insegnato a sua volta, amico. Come? Ah, si, ho capito, hai ragione, vuoi che ti chiami diversamente, amico&#8230; che so, vuoi che ti chiami lettore? Ecco dai, facciamo lettore e non se ne parli più, di questa questione del nome, lettore.


Dunque, caro lettore [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2008/09/post-amici.jpg" alt="Post: Amici" title="Post: Amici" width="510" height="180" class="size-full wp-image-342" />
</div>
<p style="clear: both;">
Ora ti spiego <strong>un paio di cose</strong>, amico, che l&#8217;esperienza mi ha insegnato a sua volta, amico. Come? Ah, si, ho capito, hai ragione, vuoi che ti chiami diversamente, amico&#8230; che so, vuoi che ti chiami <em>lettore</em>? Ecco dai, facciamo <em>lettore</em> e non se ne parli più, di questa questione del nome, <em>lettore</em>.
</p>
<p>
Dunque, caro <em>lettore</em> e cara <em>lettrice</em>, dicevamo di questo paio di cose, che &#8211; ti anticipo &#8211; hanno a che fare con l&#8217;<strong>amicizia</strong>. Ma non solo. Anche con i soldi e le intenzioni, e comunque troverai un maggior dettaglio relativo agli argomenti di interesse nella zona solitamente preposta all&#8217;uopo, che tu sai essere l&#8217;area dei <em>tag</em>.
</p>
<p>
Delle due cose, dunque, la prima riguarda l&#8217;<strong>amicizia</strong>, caro lettore, ed il modo per sincerarti che colui/lei che te la sta dimostrando possa essere a buon diritto denominato/a <strong>buon amico/a</strong>, <strong>valido amico/a</strong>, <strong>ragguardevole amico/a</strong>, <strong>amico/a meritevole di particolare menzione e perciò degno/a di essere chiamato/a tale</strong>: c&#8217;è un solo modo, lettore, e devi aspettare un po&#8217; perchè devi vedere se alla fine il/la tuo amico/a aveva <em>un secondo fine</em>. Ora diciamo che mi sono rotto di mettere queste varianti dell&#8217;amico/a, quindi &#8211; d&#8217;ora in poi &#8211; parlerò d&#8217;<strong>amico</strong> e tu, lettore, intelligentemente, capirai. Insomma, lettore, non è che voglio metterti in guardia&#8230; ma non ti nascondo che sarà una cosa difficile e lunga, capire quando l&#8217;amico è buono o è così così, e &#8211; insomma &#8211; io smetterei di farmi amici dai quaranta in su, perchè un conto è prenderlo nel deretano a trentacinque, e un altro è prendercelo sopra i cinquanta&#8230; vabbè che i muscoli si distendono&#8230; ma ci sono muscoli e muscoli, via. Oh, è un consiglio.
</p>
<p>
Per dire, il buon amico ti presta casa per il <strong>weekend al mare</strong>, e anche se tu ti sentirai in obbligo (seppure sprovvisto di equipollente bene immobiliare) di contraccambiare al favore, egli non ti farà <strong>mai sentire in difetto</strong>: tu al massimo potrai recapitargli, a fornire pareggio, dell&#8217;ottima e finemente lavorata porcellaneria di Deruta, ed è solo a quel punto che si, dannazione, ti sentirai in forte difetto. Questo ci insegna anche che il detto &#8220;<em>se credi di star facendo una cazzata, non farla</em>&#8221; (inutile cercarlo giacchè coniato or ora da me medesimo) andrebbe seguito con una certa diligenza.
</p>
<p>
Un buon amico, inoltre, non ti fa un regalo da <strong>100€ per il compleanno</strong> nella convinzione che al suo (prossimo) ti presenterai con oggetti il cui valore complessivo sia stimabile in <em>118.45€</em> (calcolando la svalutazione media su base annua dell&#8217;Euro e l&#8217;indice di inflazione correnti); a quel punto hai due possibilità, che prevedono entrambe la <em>pessima-figura</em> fra le inevitabili conseguenze: 1) puoi <strong>non presentarti per niente</strong>, adducendo motivazioni poco credibili se non insostenibili, allorquando verrai rassicurato che la mancata contropartita economica andrà a fare da cumulo al regalo per l&#8217;anno successivo ancora, oppure 2) presentarti con dono di <strong>valore grossolanamente diverso</strong> dai primitivi 100€. Ecco, il buon amico non fa caso a questa roba, altrimenti c&#8217;è chi &#8211; in casi come questo &#8211; predispone una cassa continua, all&#8217;uscita, dove depositare la differenza in contanti. No VISA/MasterCard/Bancomat/PostePay.
</p>
<p>
E&#8217; vero, l&#8217;assenza del fine ennesimo è un <strong>indicatore</strong> abbastanza valido delle qualità socio-sentimentali del nostro amico, ma non per questo l&#8217;unico. Per questa volta, lettore, accontentati di questo e non aver timore: dirimerò approfonditamente le questioni che ti crucciano tra qualche altro tempo. Fidati, davvero.
</p>
<p>
Oh, la <strong>seconda cosa</strong> che va detta, lettore, è che tu puoi anche credere che <em>Madonna</em> (e mi riferisco alla cantante) sia giunta virginea al concepimento di <em>Lourdes Maria</em>, beneficiando dell&#8217;intercessione di un qualsivoglia <em>Spirito Santo</em> (del resto, un nome significherà pure qualcosa), ma dovrai convenire con me sul fatto che tra uomo e donna non possa esserci <strong>amicizia</strong>, pura, disinteressata, genuina, legittima amicizia. Ecco, lo sapevo che ti saresti allarmato, lettore, ma fammi spiegare un po&#8217;, dai&#8230;
</p>
<p>
Cioè, tu non puoi pensare che l&#8217;amico che ti riaccompagna a casa la ragazza all&#8217;uscita dalla discoteca perchè &#8220;<em>tanto è di strada</em>&#8221; lo stia facendo solo per <strong>amicizia</strong> tua, dai&#8230; qui non c&#8217;è un secondo fine, c&#8217;è proprio che <em>te la vuole ciùlare</em>: ora che a te stia bene son fatti tuoi, e se sta bene anche a lei, buona camicia a tutti, ma lui <em>te la vuole ciùlare</em>, fidati.
</p>
<p>
Cioè, tu lettore uomo o donna che sia, mettiti nei panni di una donna, non è che puoi sperare che un uomo si subisca tutti i tuoi <strong>drammi esistenziali</strong> di donna, senza che a margine nutra serie &#8211; e tutto sommato giustificate &#8211; pretese di giungere ad una risoluzione positiva dei <strong>suoi</strong> conflitti ormonali, n&#8217;evvero? Si sa che il buon samaritano esiste, è vero, ma in una parabola. Pure vecchiarella&#8230;
</p>
<p>
Cioè, non ti nascondo, caro lettore, che come in tutte le cose <strong>esiste una eccezione</strong> a questa regola non scritta: ma la regola rimane. Oh, è un consiglio, poi se vuoi farti riaccompagnare a casa la fidanzata dall&#8217;amico&#8230; sei liberissimo di farlo. <strong>Chiamami</strong>, nel caso.</p>
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		<title>Del bucato e dello stiro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 15:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2008/08/post-stirare.jpg" alt="Post: Stirare" title="Post: Stirare" width="510" height="180 class="size-full wp-image-307" />
</div>
<p>
Ho <strong>creduto</strong>, per lungo tempo, di non essere esattamente classificabile nel genere <em>vertebrato</em>, sottogenere <em>umano</em>, specificatamente <em>maschio adulto</em>. Non che esista un vero e proprio stereotipo, del maschio, magari del maschio italiano si, ma insomma, per come la volevo vedere io, evidentemente, c&#8217;era qualcosa in me che da quel sottogenere mi faceva sentire escluso.
</p>
<p>
No, non era certo l&#8217;indossare <strong>mutandine rosa di pizzo</strong>, cosa che peraltro ha sempre stuzzicato la mia fantasia, ma a questo è rimasta confinata. E non era nemmeno il fatto che qualche volta usassi i dischetti levatrucco per pulirmi le dita dalle macchie di inchiostro: del resto pensavo servissero a quello, prima di scoprire che tutto sommato non servono a nulla!
</p>
<p>
In verità il tutto era determinato dal fatto che a me piacesse <strong>stirare</strong>. Piacesse&#8230; in realtà piace tuttora, anzi, è divenuto &#8211; recentemente &#8211; quasi un modo per rilassarmi e pensare ad altro! Che ora già me lo vedo, tutte a dire: &#8220;<em>ohibò, ragazzo </em>(beh, grazie, ma magari fossi ragazzo&#8230;)<em>, c&#8217;è qui una montagna di panni asciugati pronti ad essere ordinatamente stirati&#8230;</em>&#8220;, chiaramente non lo faccio di professione, ma a differenza del maschio medio italiano (e qui gradirei smentite che confermino questa <a target="_blank" href="http://www.femalefirst.co.uk/lifestyle-fashion/stylelife/man-4968.html">indagine</a> qua) non mi tiro indietro davanti ad un ferro da stiro.
</p>
<p>
Con la <strong>lavatrice</strong>, invece, ho un rapporto più conflittuale: non ci piacciamo a vicenda, io la trovo troppo metodica e rumorosa, lei evidentemente si fida poco di me e molto spesso si rifiuta di completare i miei lavaggi, mostrando sul display strani messaggi di errore, concludendo solitamente il tutto con un banale &#8220;<em>FILTRO INTASATO</em>&#8220;. E poi c&#8217;è tutta quella storia del detersivo, dell&#8217;ammorbidente, del disinfettante, della pallina, degli scomparti, della centirifuga, e l&#8217;antipiega, e lo stiro-facile, e il lavaggio ECO&#8230; insomma, una serie di variabili che per trovare la soluzione al sistema di equazioni necessario per individuare il corretto lavaggio di un paio di calzini, o ci vuole Einstein o ci vuole una donna. Disgraziatamente, appunto, non appartengo a nessuna delle due categorie.
</p>
<p>
Il ferro da stiro, invece, ah, quante <strong>soddisfazioni</strong>! Basta caricarlo con un po&#8217; d&#8217;acqua, accendere, attendere che la pressione del vapore salga in caldaia, e prepararsi a stendere un velo (talvolta pietoso) su qualsiasi cosa ti passi sotto mano, dall&#8217;asciugamano al tovagliolo, dalla mutanda (sempre difficilissima da stirare, tanto che spesso &#8211; e volentieri &#8211; soprassiedo) al calzino, dal pantalone alla gonna a balze (che non indosso io, ricordo), dalla maglietta di cotone a quella elasticizzata che, si salvi chi può, non deve <strong>MAI</strong> essere stirata direttamente, altrimenti sgualcisce, ma attraverso l&#8217;uso di una pezza di cotone apposita che, frapposta tra il capo di abbigliamento e la piastra rovente del ferro da stiro, addolcisce l&#8217;effetto stirante e conserva magnificamente il capo in oggetto.
</p>
<p>
Poi ci sono le <strong>tecniche di piegatura</strong>, un po&#8217; più complicate da spiegare, a parole. C&#8217;è comunque chi stira il lenzuolo già piegato, dandogli la famosa &#8220;acciaccata&#8221;, c&#8217;è chi invece (come il sottoscritto) lo ripega correttamente in due parti stirando via via il telo così come si presenta, tecnica &#8220;dicotomica&#8221; per eccellenza, c&#8217;è chi non lo stira per niente (e tutto sommato non commette alcun tipo di reato), c&#8217;è chi lo stira direttamente sul letto, c&#8217;è chi se lo fa stirare dalla donna di fatiche (o &#8211; può darsi &#8211; uomo di fatiche). Aborro, personalmente, l&#8217;uso di appretti o altre amenità atte solo a donare alle camicie quella innaturale posa da manichino pietrificato: eppure no, non sono state fatte a Carrara!
</p>
<p>
Beh, comunque, per farla breve, <strong>stanotte</strong> mi sono stirato un bel mucchio di articoli di tessitura di vario tipo, tra i quali, ahimè, non comparivano le già citate <em>mutandine rosa di pizzo</em>: cosa che mi ha lasciato un po&#8217; interdetto, ma che potrà essere risolta in men che non si dica. Sto uscendo per andare da <strong>Intimissimi</strong>, infatti.</p>
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