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Ciò che vedo

| 31 luglio 2008 | 12 commenti » | personalmente

Post: Ciò che vedo

Oggi è un giorno particolare. E’ l’ultimo giorno del mese di Luglio. Di un anno difficile, che è iniziato sotto una cattiva stella e che sta continuando su un binario molto difficile. Ma è un giorno.

Che di giorni particolari, riflettevo, nella mia vita ne ho vissuti parecchi. Ho vissuto la morte di un genitore, la laurea, un compleanno, un San Valentino, un matrimonio, un capodanno, un incidente automobilistico, la nascita di un figlio, un giorno di vacanza, un successo sul lavoro, un colpo in testa sul bagagliaio dell’auto di mio zio, uno specchio rotto, un soccorso ad un perfetto sconosciuto colto da un colpo di sonno in mezzo alla strada che ha distrutto la propria vettura, una ginocchiata sullo spigolo della scrivania, la prima volta che ho detto “Ti amo”, l’ultima volta che sono entrato nel mio Istituto Superiore, una domenica a scampagnare in una collina tra monaci e monasteri, l’ultimo saluto a mio nonno…

Cosa sono tutte queste cose? Nulla. E tutto. E quante ne ho dimenticate, nella citazione? E’ possibile che di 12172 giorni di vita mi ricordi solo di questi pochi giorni particolari? No, infatti non è così: ora mi torna alla mente anche dell’altro. Ma sarebbe troppo lunga, questa lista: all’incirca 12000 e rotti eventi accaduti nella mia vita, uno per ogni giorno, alcuni belli e meravigliosi, alcuni brutti e terribili, altri del tutto normali ma – visti in ottica futura – assolutamente eccezionali.

Anche oggi, accade qualcosa. Ed è un qualcosa di impalpabile, oserei dire trascendentale, al punto da non poter essere descritto. O descritto più o meno come: mi accorgo finalmente di ciò che vedo. E non è una dissertazione filosofica, non ho ne titolo ne competenze per arrampicarmi in questo esercizio, è uno stato d’animo diffuso, è una consapevolezza che prende piede dentro di me. Cosa l’abbia scatenata non lo so, o forse si, ma so per certo che oggi ho cominciato a prendere realmente consapevolezza di ciò che vedo, di ciò che che vivo, e non di ciò che mi aspetto, o che mi piace e voglio vedere. E perciò vedo tutto, vedo il bene e il male, vedo l’indifferenza, vedo il giusto e lo sbagliato, vedo il piacevole ed il disgustoso, così come sono e come mi si presentano: quel filtro ideologico che prima mi impediva di considerare molto di quel che vedevo, o peggio ancora lo distorceva a mio piacimento, si va lentamente sgretolando.

Che questa scoperta faccia di me una persona migliore, è tutto da stabilire. E tutto sommato non vedo assolutamente la ragione di ridurre il tutto ad una considerazione di questo genere: il valore di una persona non è certamente rappresentabile su una scala di misurazione numerica, non si è buoni 64, cattivi 28 e così così 8: si è persone, con i pregi e i difetti, i vizi e le virtù, i valori e gli ideali, i pensieri e le opinioni. Ne assolutamente giuste ne assolutamente sbagliate.

In fondo, oggi per la prima volta, le parole “è vero tutto e il contrario di tutto” danno una ragione all’esistenza di questo spazio, perchè colui che vi scrive accetta finalmente questa proposizione così lucidamente impossibile eppure irragionevolmente vera. Anche nel suo contrario.

O almeno, questo è ciò che vedo.