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	<title>contrariaménte &#187; video</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Sono tuo padre</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 08:50:11 +0000</pubDate>
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Non mi fermo mai a pesare il tempo. Il tempo è leggero, scivola via fuggente e lascia il bianco dietro di se, lascia la polvere, lascia i desideri quelli irrisolti, incompiuti, le speranze bruciate, le occasioni perdute, i rimpianti: ne fa un fardello, chiude tutto nella tovaglia a quadri della scampagnata, e ti lascia col [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/05/cinque.jpg" alt="" title="Cinque" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1077" />
</div>
<p>
Non mi fermo mai a pesare il tempo. Il tempo è leggero, scivola via fuggente e lascia il bianco dietro di se, lascia la polvere, lascia i desideri quelli irrisolti, incompiuti, le speranze bruciate, le occasioni perdute, i rimpianti: ne fa un fardello, chiude tutto nella tovaglia a quadri della scampagnata, e ti lascia col frigorifero vuoto, da riempire ancora &#8211; se vorrai &#8211; mentre porta le tue cose altrove, dove non le troverai più, o almeno smetterai di cercarle.
</p>
<p>
Ma certe volte è pesante, perché segna le primavere che ha visto il tuo corpo, che hai vissuto inconsapevole del suo incedere, che pensavi, ti illudevi di poter trattenere. E allora cosa fa, l&#8217;uomo. Lascia un segno. Vince una sfida. Raggiunge un risultato. Eccelle in un&#8217;arte. Mette al mondo una creatura. Dona la vita a un&#8217;altra vita, perpetua la sua esistenza in un altro essere, genera un uomo. Lo cresce. Spera di non sopravvivergli.
</p>
<p>
Quel giorno, cinque anni fa, c&#8217;era un sole tiepido. I raggi entravano dalla finestra e illuminavano il sorriso di tua madre. Era tutto perfetto, e perfetto sei nato. Pochi chilogrammi di sangue del mio sangue, stretti tra le mie braccia, urlavano la vita, urlavano alla vita, e lottavano per fartici restare attaccato. Non ricordo altro, se non che mi sentii inutile, e al tempo stesso indispensabile. Avrei voluto darti tutto, e probabilmente ti darò di più.
</p>
<p>
Oggi, cinque anni dopo, di nuovo il flebile sole, di nuovo una primavera che scorre su tuo padre e che ti fa rifiorire più bello di ieri. Perché è giusto così, perché per me il tempo pesa mentre tu lo divori. E io ci penso ogni mattina, mentre vado al lavoro: che sarebbe bello stare sempre con te, e mangiarlo insieme questo tempo e vedere chi si stanca prima. Vinceresti tu. Ma saremmo felici entrambi.
</p>
<p>
Oggi avrai il tuo regalo. Il mio l&#8217;ho avuto quel giorno che ho aperto la valigia, a centinaia di chilometri da casa, e ho trovato la farfalla, e legato il bigliettino &#8220;<em>Ciao Papà, torna presto a casa, che Matteo ti aspetta!</em>&#8220;. E per grande che potrò mai fartelo, un regalo così&#8230; non ci riuscirò mai.
</p>
<p>
E ancora oggi mi sento inutile, e al tempo stesso spero di esserti ancora <strong>indispensabile</strong>.</p>
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		<title>Portami a ballare</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2010/03/26/portami-a-ballare/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Ci sarà il vento caldo, quella sera, la brezza estiva che ti piace. Quella con la salsedine in mezzo, col profumo di mare, che ti spettina i capelli, tanto non stanno mai a posto e poi li dovevi lavare ma guarda che ti stanno bene così, credimi; quella che quando prendi il primo sole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/03/3071737269_4e85f0097c_b.jpg" alt="" title="Portami a ballare" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1073" />
</div>
<p>
Ci sarà il vento caldo, quella sera, la brezza estiva che ti piace. Quella con la salsedine in mezzo, col profumo di mare, <em>che ti spettina i capelli</em>, tanto non stanno mai a posto e poi li dovevi lavare ma guarda che ti stanno bene così, credimi; quella che quando prendi il primo sole e la pelle brucia ti dà sollievo tutta la sera, e la mattina ti svegli bella, <strong>abbronzata</strong>, coi capelli spettinati e il profumo di mare addosso. E forse il mio, anche.
</p>
<p>
Ci sarà un sacco di gente ma in fondo saremo solo <strong>io e te</strong>, senza il pensiero del lavoro al mattino dopo, senza telefono e spiccioli, senza preoccupazioni, in un posto sconosciuto, ché nei posti sconosciuti nessuno si conosce e nessuno si disturba, mentre noi balleremo non so cosa ma tanto sarà lo stesso: io ballerò te, <em>e tu ballerai da sola</em>. E ti guarderanno tutti.
</p>
<p>
Ci sarà il tuo cantante preferito, le canzoni che non conosco e i ritornelli che t&#8217;accendono lo sguardo, che ti emozionano come io non riesco a fare e allora ti porterò lì apposta, per impararle a memoria e cantartele il giorno dopo, e ritrovare quello <strong>sguardo </strong>e andarne fiero, di esserne capace. Capace a farti bene, <em>capace a farti bella</em>. Quello solo io, non tutti.
</p>
<p>
Ci sarà il tuo <strong>profumo</strong>, ci sarà la carne che arrostisce su uno spiedo, in spiaggia, ci sarà un bicchiere di buon vino e il <em>tuo trucco leggero</em>, ci sarà la tua risata, e non sarai imbarazzata, e ci saranno un uomo e una donna a ballare insieme, bravissimi, complici, perfetti, e tu li guarderai sospirando.
</p>
<p>
E allora, <strong>ci saremo noi</strong>.</p>
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		<title>Il giorno che facevo gli auguri a mio papà</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2010/03/19/il-giorno-che-facevo-gli-auguri-a-mio-papa/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 08:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Io e il mio papà non ci sentiamo più da nove anni, ormai. E&#8217; un&#8217;eternità. Non una telefonata, né due chiacchiere, né qualche risata in compagnia. Io vado a trovarlo spesso, e lui c&#8217;è sempre, ma semplicemente non posso parlarci più. Non è fuggito, non ci ha abbandonato, semplicemente sono nove anni che è morto. [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/03/papa.jpg" alt="" title="Il giorno che facevo gli auguri a mio papà" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1067" />
</div>
<p>
Io e il mio papà non ci sentiamo più da <strong>nove anni</strong>, ormai. E&#8217; un&#8217;eternità. Non una telefonata, né due chiacchiere, né qualche risata in compagnia. Io vado a trovarlo spesso, e lui c&#8217;è sempre, ma semplicemente non posso parlarci più. Non è fuggito, non ci ha abbandonato, semplicemente sono nove anni che è morto. E nonostante tutto mi manca ancora, specie oggi, specie quando ci ripenso e scopro che nove anni fa gliel&#8217;ho fatti per l&#8217;ultima volta, <em>questi cazzo di auguri</em>.
</p>
<p>
E così penso anche che fra i tanti stronzi che popolano questa terra forse lui, il mio papà, di andarsene così presto, a quarantasette anni, magari <strong>non se lo meritava</strong>. Non che a settanta anni uno se lo meriti di più, ma se sei una merda a settant&#8217;anni e ti levi di torno, magari dopo nove anni la tua mancanza non la sente più nessuno. Non sono cose che si dicono, lo so, e questo aggiungerà una tacca sulla stele che mi accompagnerà all&#8217;inferno, ma in fondo non mi importa: ho aspettato a lungo un segno della sua presenza, per tramite di questo dio che tanti decantano, e posso certificare che in nove anni nove non è arrivato nulla di un fottuto nulla. Quindi la probabilità che dio esista è al momento prossima a quella dell&#8217;esistenza di un paradiso e di un inferno: <em>ovvero pressochè nulla</em>.
</p>
<p>
Nell&#8217;attesa del tuo segno, papà, ho fatto <strong>un mucchio di cazzate</strong>: te lo confesso. Ma non è semplice tirare avanti le scelte giuste da quando non ci sei più a darmi consiglio, sai? Che la mamma è brava e quel che vuoi, ma tu sei tu, che se c&#8217;è da dirmi che sono un cretino me lo dici subito, senza giri di parole. Ecco, qualcosa potevi accennarmelo prima di andartene, questo si, ma non ce l&#8217;ho con te: alla fine non sarai orgoglioso di quel che ho fatto ma in cuor mio so di averlo fatto senza dolo, e allora lo sai anche tu, e va bene così. In fondo sono tuo figlio e ti somiglio molto più di quanto chiunque potrebbe pensare: questo perché tu con me hai sempre parlato tanto, forse troppo, e io ho sempre cercato di imitarti nella vita&#8230; ma questi non son più i tempi, papà, proprio no. E le cose buone che mi hai insegnato le ho dovute un attimo accantonare, per non soccombere. In attesa dei tempi, certo.
</p>
<p>
Che sono anche io &#8220;<em>papà</em>&#8221; non hai nemmeno fatto in tempo a immaginarlo. Ma per me sarà proprio impossibile essere padre come tu lo sei per me. Però ci metto un sacco di buona volontà, e commetto un sacco di errori tipici, e per via delle situazioni ne commetto anche di meno tipici: non so se un giorno arriverà un conto da pagare, ma spero che mio figlio potrà almeno ricordarmi dopo nove anni che avrò tirato le cuoia. Anche perché conto di farlo il più tardi possibile, quindi potrà &#8211; al limite &#8211; appellarsi alle amnesie da vecchiaia. Io invece mi ricordo che giocavamo a tennis, e porca puttana mi mancano le gare di formula 1 a ridere del nonno che imprecava. E quando m&#8217;hai insegnato a guidare, e la pazienza (che, meno male, un po&#8217; ne ho presa), e la bottiglia del regalo di laurea, che vaffanculo manco quella son riuscito a farti vedere.
</p>
<p>
Di buono c&#8217;è che <em>non hai visto nemmeno altri scempi</em>, che quelli no, non ti sarebbero piaciuti per davvero. Ma in fondo, se oggi ne parlo con serenità, è anche merito tuo. E magari non diventerò mai un uomo come te, papà, però guarda che l&#8217;impegno ce lo metto tutto. E non mi importa più che gli altri mi giudichino: &#8220;<em>sono il padrone del mio destino, il capitano della mia vita</em>&#8220;. Mi piacerebbe solo potertelo dire ancora, che <strong>ti voglio bene</strong> e che si, papà, <strong>abbiamo vinto noi</strong>.
</p>
<p>
Che sicuro non puoi sentirlo, ma magari &#8220;<em>su dal capo</em>&#8221; c&#8217;hanno internet, e lo puoi leggere qui.</p>
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		<title>Disprezzo e pregiudizio</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:40:00 +0000</pubDate>
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Io non disprezzo le persone, perché il disprezzo è un sentimento così di lusso che un umano, per guadagnarselo, il mio, oh. Vuoi darmi della checca, fallo. Vuoi dirmi cattiverie gratuite, fallo. Vuoi infangare il mio nome, fallo. Vuoi raccontare a tutti la tua verità, fallo. Vuoi che usi la stessa moneta con te, scordatelo. [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/disp_preg.jpg" alt="" title="Disprezzo e pregiudizio" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1051" />
</div>
<p>
Io non disprezzo le persone, perché <strong>il disprezzo</strong> è un sentimento così di lusso che un umano, per guadagnarselo, il mio, oh. Vuoi darmi della checca, <em>fallo</em>. Vuoi dirmi cattiverie gratuite, <em>fallo</em>. Vuoi infangare il mio nome, <em>fallo</em>. Vuoi raccontare a tutti la <strong>tua</strong> verità, <em>fallo</em>. Vuoi che usi la stessa moneta con te, <em>scordatelo</em>. Posso provare pena, un filo di acidità di stomaco, persino rammaricarmi per la tua condizione psichica o per l&#8217;aumento incontrollato del prezzo degli ansiolitici. Ma il mio disprezzo: <em>col cazzo</em>.
</p>
<p>
E vedi, qualunque sia la verità che raccontiamo agli altri, io e te <strong>sappiamo bene come stanno le cose</strong>. E il tuo sottovalutare la possibilità che, colto da improvvisi e giustificati vortici testicolari, io possa restituirti pan per focaccia aprendo il Vaso di Pandora costituisce evidenza inconfutabile della carenza neuronale che ti affligge: io direi proprio che trattasi di manovra poco igienica, financo sfacciata. Da demente, insomma.
</p>
<p>
Che poi, davvero, non vale la pena nemmeno prendersela con quei disgraziati che &#8211; abbindolati dal tuo soliloquio &#8211; eseguono pedissequamente il compitino suggerito loro e, in barba alla centellinata <strong>dotazione di personalità</strong>, non si preoccupano nemmeno di constatare la veridicità delle tue asserzioni. Pecore, caproni, merde secche. O dementi, insomma.
</p>
<p>
D&#8217;altronde non devo spiegazioni (ulteriori) a nessuno se non alla mia <strong>coscienza</strong>, che come ben sai è in vendita a zero e settantacinque al chilo, mercatino del sabato, banco del pesce (sbrigati, che dopo tre giorni puzza). Ma tu evidentemente <u>non sei serena</u>, e lo so perfettamente come ti chiami, volevo solamente prenderti in giro.
</p>
<p>
Bella cosa <strong>la serenità</strong>, serve a rendere giustizia ai veri problemi della vita: il costo del dado da brodo, i tempi di percorrenza di un Roma / Napoli, il montepremi del <em>Superenalotto</em>, la dispareunia. E serve anche a piazzare una solida pietra sopra alle cose che furono, tesoro: rifatti una vita, infilaci dentro i tuoi affetti più cari e facciamo questo poderoso ma inevitabile salto nella maturità, dai.
</p>
<p>
Ah, dimenticavo: anche <em>un paio di etti in meno</em>, non ti starebbero male.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se vuoi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 20:08:29 +0000</pubDate>
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Se vuoi, io e te qualche volta si può dormire insieme.


Se vuoi possiamo baciarci tutta la notte, hai presente? Che magari solo una notte è poco, magari ci resta in bocca il sapore e al mattino non ci va di bruciarlo col caffè. E allora, se vuoi, possiamo baciarci anche tutto il giorno, scoprirci i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/sevuoi.jpg" alt="" title="Se vuoi" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1037" />
</div>
<p>
<strong>Se vuoi</strong>, io e te qualche volta si può dormire insieme.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> possiamo baciarci tutta la notte, hai presente? Che magari solo una notte è poco, magari ci resta in bocca il sapore e al mattino non ci va di bruciarlo col caffè. E allora, <strong>se vuoi</strong>, possiamo baciarci anche tutto il giorno, scoprirci i punti deboli, indugiare sul collo, o altrove, morderci, quello che vuoi, con la tua bocca, con la mia, nessuno ci interrompe. E possiamo farlo il giorno dopo ancora, finquando ne abbiamo voglia, finquando un dovere non ci richiama altrove, finquando quel tempo che abbiamo fermato non si rimette a camminare, finquando la musica continua. <strong>Se vuoi</strong>.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> possiamo fare l&#8217;amore tutta la notte, ci pensi? Ti dico &#8220;<em>posso restare ancora?</em>&#8220;, e tu rispondi sottovoce &#8220;<em>certo, dove pensi che ti faccia andare?</em>&#8220;. Da nessuna parte, io voglio stare qui, adesso. <strong>Se vuoi</strong> possiamo giocare al sesso tutta la notte, sudarci, prenderci, girarci, scaldarci, toccarci e avere brividi. Come vuoi, dove vuoi. E a me piace, e a te piace, e non chiedermi perché: non so bene nemmeno cosa ti ho risposto, era sicuramente vero, ma ecco&#8230; noi non siamo più noi, adesso, ed è giusto così: amarci come leggere un libro senza l&#8217;indice, senza sapere a che pagina è il prossimo capitolo, ed emozionarsi col finale a sorpresa. <strong>Se vuoi</strong>.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> posso dirti un sacco di cose, di quelle che ti tolgono il fiato e che illuminano lo sguardo. Ma non sono così bravo &#8211; o almeno non altrettanto &#8211; a parlare, a far discorsi. Non mentre sudiamo, e ansimiamo: ci riesce male, anche tu non scherzi. E io non voglio parlare, e nemmeno tu, e allora lasciamo che a parlare siano i respiri, le mani, il tuo seno, il piacere.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> possiamo dormire ancora insieme. O forse dormire no, <em>dormire è troppo</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Terzo incomodo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Un uomo che nutra un minimo di amor proprio non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il desiderio abbia la meglio sull&#8217;amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/01/terzo_incomodo.jpg" alt="" title="Terzo incomodo" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1024" />
</div>
<p>
Un uomo che nutra un minimo di <strong>amor proprio</strong> non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il <strong>desiderio</strong> abbia la meglio sull&#8217;amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: con buona pace dei sani principi, della media inglese e del calo fisiologico di testosterone libero a partire dai trent&#8217;anni, <em>&#8217;sticazzi</em>.
</p>
<p>
Ciò non toglie, appunto, che si tratti di una delle condizioni più <strong>umilianti</strong> per l&#8217;essere umano. A parte quella di ospite di <em>Porta a Porta</em>, intendo. C&#8217;è da dire che &#8211; a differenza degli invitati al &#8220;salotto coi plastici™&#8221; &#8211; l&#8217;amante ha (o dovrebbe avere) l&#8217;indubbio vantaggio della non esibizione pubblica, caduto il quale viene meno anche il presupposto fondante la condizione di <strong>clandestinità</strong> e, in certi casi, la vita stessa. Incerti del mestiere, si potrebbero definire, se non fosse che &#8211; escluso lo sperabile appagamento corporale che il soggetto dovrebbe trarre dalla discutibile frequentazione &#8211; non è in genere prevista alcuna retribuzione pecuniara per i servigi svolti. Almeno non di entità tale da incidere sul 730, insomma. Spese, al limite, quelle si: difficilmente detraibili e a fondo perduto, che t&#8217;aspettavi?
</p>
<p>
Dicevamo della condizione di umiliazione e <strong>squallore</strong> in cui il malcapitato si trova, tutto sommato. Questo perché, al sentimento che dovrebbe trovarsi alla base della frequentazione più o meno stabile (che taluni visionari chiamano amore), viene forzatamente sostituito un concetto molto meno passionale e decisamente più pragmatico, ovvero il concetto di <strong>inerzia</strong>. Secondo questa nuova e sofisticata sagomatura delle emozioni, il soggetto non è più in grado di manifestare appagamento o trasporto nei confronti del partner, espressioni umane del tutto inutili se non addirittura dispendiose in termini tempo-prestazionali, tuttavia è consapevole che &#8211; terminata la corrente sessione di vicendevole appagamento &#8211; in un momento e in un luogo ancora non definibili sarà possibile accedere a una nuova istanza del medesimo <em>rendezvous</em>. Per inerzia, mica per altro. Vabbè, si, anche la storia dei feromoni e delle spiegazioni biotecnologiche alle meraviglie del sesso, ma sempre questioni inerziali sono.
</p>
<p>
E&#8217; chiaro che, come tutte le cose che procedono per inerzia, è presumibile che interverrà (in tempi e modi nuovamente non predeterminabili) una <strong>forza esterna</strong> a mutarne lo stato di moto rettilineo. Le conseguenze di tale intervento dipendono strettamente dalle proprietà meccaniche dei soggetti interessati e da vari altri fattori correttivi, ma insomma non ci si aspetti che tirare fuori il <em>bosone di Higgs</em> possa servire a qualcosa, in questa circostanza. Anche perché non v&#8217;è prova della sua esistenza, sebbene sia irrinunciabile la sua esistenza. Io adoro i paradossi. Più o meno quanto due glutei sodi e sostenuti, ma con meno inerzia.
</p>
<p>
E poi niente, <u>questa frase non è vera</u>.
</p>
<blockquote><p>
&#8220;&#8230;mi ricordo che eri un genio in fisica e in matematica, il prototipo della secchiona, proprio!&#8221;</p>
<p>&#8220;E non avevo manco le tette. E non vedevo i film porno!&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Ho recuperato su tutto, comunque, eh. Guarda, guarda&#8230;&#8221;
</p></blockquote>
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		<title>Caro Babbo Nata&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:52:22 +0000</pubDate>
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Dichiaro &#8211; con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro &#8211; che questo post non ha concorso ai PslA, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c&#8217;è una [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/12/letterina-babbo-natale.jpg" alt="letterina-babbo-natale" title="Caro Babbo Nata'" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1010" />
</div>
<p>
Dichiaro &#8211; con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro &#8211; che questo post non ha concorso ai <a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3578" target="_blank">PslA</a>, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c&#8217;è una roba che mi fa piegare dalla tristezza sono invece <a href="https://friendfeed.com/quelli-che-blogosfera-strana/b41b5458/quelli-che-ok-e-uscito-il-psla" target="_blank">taluni</a> che rosicano: un bagno d&#8217;umiltà, ragazzi, non vi farebbe male affatto.
</p>
<p>
E insomma volevo parteciparvi del fatto che, rovistando tra le mie cose, ho ritrovato una roba coperta da qualche centimetro di polvere, negli scaffali della mia cigolante memoria: un ricordo gradevole di un <strong>Natale</strong> di quasi trent&#8217;anni fa. È ingiallito, incartapecorito, raggrinzito, demodè ormai, eppure stranamente nitido nei suoi contorni. Evidentemente stavolta la roba era buona. Io, in &#8217;sto frammento di memoria, ero piccoletto: cinque o sei anni, però già ragionavo da ventiquattrenne, nel senso che poi &#8211; fino a ventiquattro anni &#8211; ho continuato a ragionare in quel modo, e difatti si son visti i risultati.
</p>
<p>
Comunque, in questo mio ricordo c&#8217;erano un casino di <strong>persone</strong>, dentro: i miei genitori, una cifra assurda di nonni e bisnonni, zii, cugini, tavole imbandite, tanto fumo da lavorarci uno dei migliori speck dell&#8217;Alto Adige, dolciumi, risate, la tombola, il diosantissimo di panettone coll&#8217;uvetta e i canditi, una televisione in bianco e nero, mio padre travestito da <em>Babbo Natale</em> che io l&#8217;ho sgamato appena varcata la soglia di casa, perché lui voleva fare lo splendido e avrà speso mezzo stipendio per comprare quel vestito, ma i mocassini erano rimasti gli stessi. E io ho sempre guardato le scarpe, e li s&#8217;è giocato la credibilità, purtroppo. Però non gliel&#8217;ho mai detto, ci sarebbe rimasto malissimo: tanto io già sapevo da un tot che <em>Babbo Natale</em> non esisteva, tutto era funzionale a raggranellare regali. Il bello è che lo sapevamo tutti, e io non ricordo un giorno in cui qualcuno m&#8217;è venuto a dire che <em>Babbo Natale</em> non esisteva: semplicemente un anno <em>Babbo Natale</em> non è passato più, e pace, niente manifesti funebri, niente annunciazioni, niente minuto di raccoglimento, i regali invece si, ma un po&#8217; meno (e comunque anche l&#8217;inflazione ci mise del suo).
</p>
<p>
Al tempo scrivevo la <strong>letterina</strong> a <em>Babbo Natale</em>, cosa che è durata fino a quel famoso anno in cui <em>BN</em> (per comodità, perdonatemi) non è passato più. Ora non ricordo se quell&#8217;anno ho sprecato una lista di regali o se avevo già messo l&#8217;anima in pace anzitempo, all&#8217;otto di dicembre. Tuttavia, nelle altre letterine, ero sempre stato ragionevole: facevo la conta dei parenti e affibbiavo un regalo a famiglia, quasi che inconsapevolmente conoscessi il trucco. Davvero, ricordo che nella letterina scrivevo &#8220;<em>Babbo Natale del nonno Enzo</em>&#8220;, o &#8220;<em>dello zio Siro</em>&#8221; (sono nomi veri, anche) e poi sotto assegnavo i regali. Altra cosa davvero inquietante: non ricordo di aver mai ricevuto un solo regalo contenuto nelle liste dei desideri: &#8217;sto cazzo de <em>BN</em> doveva abitare vicino a magazzini di merda se mai un anno ha trovato le cose che gli ho chiesto. Eppure chiedevo roba semplice, tipo i pennarelli, i soldatini, le ruspe, i condom (ma al tempo me li spacciavano per palloncini, infami). Tra l&#8217;altro: chissà che fine avranno fatto i miei soldatini, dannazione.
</p>
<p>
Oggi non saprei cosa <strong>chiedere</strong>, da uomo, a <em>BN</em>. Gli potrei forse domandare di restituirmi la serenità di qualche anno fa, perché incredibilmente &#8211; ripensandoci seriamente &#8211; c&#8217;è stato un tempo in cui son stato sereno, una bella persona, di un rosa tenue per niente fastidioso ne kitsch, educato mai, ma almeno gradevole. Che se <em>BN</em> sapesse cacare una macchina del tempo, allora&#8230; Invece no: ora, non per sminuire il tuo ruolo, ma io di un Bakugan non me ne faccio una sega. Non a questa età e fuori dallo stadio, intendo. E mi sono anche informato sul prezzo, pare che la serenità st&#8217;anno sia oggetto di embargo. Al massimo qualche statuetta del Duomo.Di.Milano, con su il &#8220;<em>ricordo di un dente</em>&#8220;: priceless.
</p>
<p>
Ora io questo bel ricordo devo conservarlo da qualche parte, che se lo rimetto nella scaffalatura finisce che si rovina e perde definitivamente quel <strong>sapore nostalgico</strong> che tanto lo caratterizza. E allora lo lascio scritto qua, a perenne ricordo del fatto che son stato giovane (<em>regazzino</em>, direi) e spensierato anche io. O almeno fino a quando avrò i soldi per rinnovare l&#8217;hosting, insomma. E mi permetto anche il lusso di lasciarvi gli auguri, perché c&#8217;è di buono che gli auguri migliori son quelli fatti agli sconosciuti, che se li pigliano e portano via, e ci fanno il cazzo che vogliono: che a quelli che conosci da una vita gli sei andato di traverso, alla lunga, fidati.
</p>
<p>
Ma non prendeteci l&#8217;abitudine. Con <strong>affetto</strong>, il vostro [amato|odiato|indifferente] <em>Clock</em>.</p>
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		<title>In separata sede</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Una cosa risaputa, e che invece molti tacciono per convenienza, è che la legislazione italiana in materia di separazioni fa cagare. L&#8217;obsolescenza di certi dispositivi procedurali e la capziosità dei millemila dettami giuridici in merito fanno concorrenza solo al sistema infrastrutturale dei trasporti: continuiamo a fare strade larghe diciotto corsie e pronte in otto comodi [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/11/post_in-separata-sede.jpg" title="In separata sede" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-995" />
</div>
<p>Una cosa risaputa, e che invece molti tacciono per convenienza, è che la legislazione italiana in materia di <strong>separazioni</strong> fa cagare. L&#8217;obsolescenza di certi dispositivi procedurali e la capziosità dei millemila dettami giuridici in merito fanno concorrenza solo al sistema infrastrutturale dei <strong>trasporti</strong>: continuiamo a fare strade larghe diciotto corsie e pronte in otto comodi lustri, invece di investire un decimo della stessa cifra per tappezzare l&#8217;Italia di banda larga ed evitare che migliaia di persone si spostino solo per toccare con mano un interlocutore che avrebbero potuto comodamente ed economicamente ospitare in una videoconferenza. Qualcuno ci mangia, molti ci fanno pranzi di matrimonio (mi pare il caso di dirlo), qualcuno se la prende nel culo: <strong>it&#8217;s the wheel</strong>, e va bene così.</p>
<p>Senza divagare, non è mia intenzione distogliervi dal sacrosanto ed encomiabile intento di sposare la vostra amata dolce metà, ne tantomeno impedirvi di giungere a una soddisfacente relazione d&#8217;amorosi sensi finalizzata alla riproduzione ad libitum, davvero. Tuttavia, se non sei un uomo, se non sei sposato, se non hai figli o se appartieni a quella stragrande maggioranza di padri che hanno generato una creatura solo per sentirsi fichi ad avere in mezzo ai piedi un pisciasotto con il proprio cognome, ecco, allora non proseguire nemmeno: apriti il tuo bel <em>Facebook</em> e vai a spippettarti altrove, perché quanto sto per snocciolare non ti interessa davvero.</p>
<p>
Per quei sei o sette che sono rimasti: <strong>siete in un monte di merda</strong>, dall&#8217;interno del quale fruite dell&#8217;ossigeno esterno solo per tramite di una cannuccia che la donna che vi sta a fianco vi concede di utilizzare, a suo buon cuore. Perché il giorno che deciderà &#8220;&#8216;<em>nz</em>&#8221; per voi si aprirà la battuta strada del calvario, della sofferenza e &#8211; certo &#8211; della sconfitta. Perché da padri valiamo, agli occhi del legislatore, quanto un due di bastoni a briscola mentre comanda denari. Che personaggio, &#8217;sto legislatore, sa tutto lui. Certo non si può fare di tutta l&#8217;erba un fascio, ma sappiate che i pochi che si sottraggono a questa consuetudine poi patiscono una vita di &#8220;<em>te la potevo far scontare molto peggio, ringraziami</em>&#8220;. Dunque ci stanno 1) <em>i disgraziati</em>, 2) <em>i fortunati</em> con la sindrome da inferiorità genitoriale postuma, e 3) quelli che <em>se ne sbattono dei figli</em>: vedete di collocarvi a modino.
</p>
<p>
In verità, qualunque sia il motivo che vi ha indotto a rompere i ponti con la vostra dolce metà, dovete sapere che non c&#8217;è <u>nulla</u> che potrete fare per far valere la vostra posizione di <strong>padre</strong>, salvo elemosinare alla controparte concessioni effimere alle quali arriverete solo dopo aver buttato un mucchio di soldi in azzeccagarbugli. Ok, vi vedo, tranquilli di avere in mano la prova definitiva: un 8mm con immagini di repertorio nel quale Lei partecipa a una gangbang con sedici amici di colore del vostro panettiere di fiducia (fiducia tua madre), tutti con la loro baguette croccante precisa. Una ripresa oscena, non fosse altro per il fatto che la telecamera era priva di stabilizzatore d&#8217;immagine. E &#8211; comunque &#8211; <strong>del tutto inutile</strong>, sul serio: il nostro ordinamento non contempla tra i suoi doveri quello di valutare la rettitudine morale di un genitore femmina (e abbiate pietà del mio non chiamarla madre), piuttosto tenderà ad assicurarsi che abbia le zinne. That is. (per inciso, non che ci sia nulla di eticamente abietto nel partecipare a simili convivi, voglio ben dire, però fingersi suor Paola a latere puzza di stronzata)
</p>
<p>
Tornando seri, è mia premura evitare di scadere nel <strong>luogo comune</strong>: non tutte le genitrici sono ottenebrate, non tutti i padri sono impeccabili genitori, non tutte le coppie scoppiano, il fallimento di un matrimonio non è mai colpa di uno solo (per estensione della gangbang di cui sopra) e compagnia cantante. Ma purtroppo, del luogo comune, solo noi portatori di boxer contenitivi di scroto restiamo vittima, almeno osservando quello che succede nelle cause di separazione in giro per l&#8217;italico stivale. Ovvero del luogo comune peggiore, quello che vede una mamma elemento insostituibile nella crescita, maturazione ed educazione di una creatura incolpevole di pochi anni d&#8217;età. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
Certo, mi si dirà, allora come mai <em>più del 70% delle separazioni avviene consensualmente con conseguente affido prevalente del minore alla madre</em>? Perché semplicemente mettersi a litigare sull&#8217;affidamento di un figlio non comporta maggiori probabilità di vederselo affidare, tutt&#8217;altro. E noi ometti, sensazionali esempi di pragmatismo, abbiamo capitalizzato questa consapevolezza lasciando che la dinamica di affidamento prevalente delle creature alla madre resti appunto consuetudine, avallando colposamente &#8211; peraltro &#8211; <strong>la cazzata mortale</strong>. Ma possiamo sinceramente noi, squattrinati furbetti del quartiere, renderci protagonisti di una simile crociata? Siamo onesti. Perciò ci affidiamo al buon vostro buon cuore. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
E sapete <strong>perché</strong>? Perché l&#8217;ostentata perla pedagogica propinataci sotto banco secondo la quale <em>affidare un bambino ad un solo genitore non comporta la perdita dell&#8217;altro</em> si accumula al monte di fesserie che il disgraziato medio continua a digerire. Che io sarei anche daccordo con questa impostazione, se avessi modo di vedere e vivere il figlio in uguale misura, secondo un principio di equipollenza dei ruoli genitoriali a mio avviso riconosciuto principalmente dalla natura e di fatto scardinato da un retaggio culturale degno del peggior fascismo; nella realtà dei fatti, però, la media delle ore che il genitore non affidatario è &#8220;autorizzato&#8221; a trascorrere con il figlio si trova ben al di sotto della soglia minima per essere considerati buoni genitori. Di fatto, considerando in modo Mannhaimeriano la situazione, il 94% dei figli &#8211; in Italia &#8211; perde il padre. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
Poi c&#8217;è la questione dei <strong>soldi</strong>. Senza dilungarsi troppo, da padre so perfettamente quanto costa un figlio, e qualsiasi cifra vogliano farvi digerire i sapientoni dell&#8217;<em>ISTAT</em> con le loro percentuali da abaco genovese, quella cifra è una presa per il culo. Perché un figlio non è un&#8217;autovettura coi costi fissi, perché non devi fargli il tagliando e le gomme una volta all&#8217;anno e non ci sono rivendite di accessori a prezzi calmierati come da paniere. Un figlio oggi ti costa cento e per una settimana non ti costa più. Poi magari ti costa mille. Perciò diciamolo una volta e per tutte che quei soldi che dovrete passare alla vostra ex-moglie serviranno a coprire parte delle sue spese. E questo, oltre alla chiosa alla quale sto prendendo gusto, mi consente di aggiungere una venatura di schifo. Cangiante sul rosso. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
Purtroppo dovrete convenire con me su questioni che ho vergogna persino a rappresentarvi, data la loro oggettività. Ma confido nell&#8217;esistenza di qualche mentecatto che ne metta in dubbio la validità, poiché la madre degli stolti è sempre grottescamente pregna. Vorrete dunque sostenere che non sia scientificamente dimostrato che per crescere equilibrati <strong>i figli abbisognano di entrambi i genitori</strong>? Dal vostro coniuge potete pure divorziare, rifondere l&#8217;oro della fede nuziale e &#8211; coi proventi &#8211; rinverdire il guardaroba di stuzzicherie <em>Dolce&#038;Gabbana</em>. Ma dai figli no, non potete separarvi, non potete separarli. Un giorno la coscienza vi presenterà il conto per aver prestato il fianco a una simile abiezione.
</p>
<p>
Quel giorno io sarò li a <strong>riscuotere</strong> (in quanto coscienza, non esattore).
</p>
<p style="font-size: 10px;">P.S.1: Prima che vi inalberiate, quei tre o quattro numeretti buttati in mezzo servono a dare un tono a un componimento altrimenti dotato di uno spessore comunicativo prossimo a quello dei libri di Moccia, ma sono comunque estratti da fonti attendibili e/o da indagini e studi realmente condotti su campioni di disgraziati disseminati sul territorio. <strong>Faccio campione.</strong></p>
<p style="font-size: 10px;">P.S.2: Prima che vi inalberiate ancora, che siete gente incazzosa e io vi conosco&#8230; nel filmato non vienne illustrato <strong>quello che accade sempre</strong>, ma <u><strong>quello che può sempre accadere</strong></u>. E &#8211; per quanto ne so &#8211; nessuno può stare tranquillo, nessuno.</p>
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		<title>Allouìnne</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2009/10/30/allouinne/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 11:35:50 +0000</pubDate>
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La verità è che siete un popolo di caproni, abituati a consumare quotidianamente briciole di occidentalità al punto da aver fatto vostra una stronzata come Halloween, una festa a stelle e strisce della quale &#8211; onestamente &#8211; all&#8217;italiano medio frega esattamente meno di un cazzo. Almeno non più di quanto dovrebbe interessargli la reale tariffa [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/10/post-allouìn.jpg" alt="Allouìnne" title="Allouìnne" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-982" />
</div>
<p>
La verità è che siete un popolo di caproni, abituati a consumare quotidianamente briciole di occidentalità al punto da aver fatto vostra una stronzata come <strong>Halloween</strong>, una festa a stelle e strisce della quale &#8211; onestamente &#8211; all&#8217;italiano medio frega esattamente meno di un cazzo. Almeno non più di quanto dovrebbe interessargli la reale tariffa di un transessuale di via Gradoli o l&#8217;entità della prossima manovra finanziaria nel capitolo relativo alla <em>Legge Obiettivo</em>. E ammesso che quest&#8217;ultima vada almeno a parziale copertura della spesa sostenuta per la prima.
</p>
<p>
E comunque, limitandosi alla sgradevolezza dell&#8217;assistere a pietosi siparietti ortofrutticoli con l&#8217;ostentazione di zucche multiformi grandi come il PIL del sudafrica, ci potremmo ancora stare: in fondo ognuno è libero di appagarsi sessualmente utilizzando la varietà preferita di cucurbitacea disponibile sul mercato. Ma sugli adolescenti autorizzati genitorialmente a infastidire interi vicinati al grido di &#8220;<em>dolcetto o scherzetto</em>&#8221; c&#8217;è da aprire una riflessione seria e consapevole. D&#8217;altronde viviamo in un epoca in cui, per quanto ne possiamo sapere, il dirimpettaio di pianerottolo potrebbe tranquillamente esercitare la professione di <em>scuoiatore di imberbi</em> come dopolavoro ferroviario. E per questo ottenere anche una detassazione sullo smaltimento rifiuti, per dire.
</p>
<p>
Non mi troverete mai daccordo su queste inopportune contaminazioni culturali, mi spiace. Ai miei tempi si usava incendiare automobili in sosta selvaggia sotto al condominio, al trentuno di ottobre. Così come del resto si faceva anche al tredici di maggio, per intenderci, proseguendo una strategia del terrore che &#8211; se non altro &#8211; aveva come positivo riscontro quello di liberare posti auto e agevolare la rinascita di sane abitudini come quella di circolare in bicicletta. Questo vi dimostra anche come un atto dai contorni discutibili possa poi assumere una valenza sociale. Pensate quali positivi risvolti si potrebbero trarre, chesso&#8217;, dallo <em>scuoiatore di imberbi</em>.
</p>
<p>
Datemi retta, lasciate i vostri figli tra le tiepide mura domestiche, evitando di esporli a rischi più grandi di quelli che potreste immaginare. Tipo di avermi come vicino. Di buono c&#8217;è che non faccio il ferroviere, ma al tempo stesso ricordatevi di ciò che facevo ai miei tempi.
</p>
<p>
Detto questo, vi sarete accorti che ho cambiato casa. O probabilmente anche no, dipende solo da quando è stata l&#8217;ultima volta che avete provato a bucarmi il blog. Beh, ora non potrete più farlo: c&#8217;ho lasciato il buco io stesso. Questo template si vede di merda con <em>Internet Explorer 8</em>, in compenso mi dicono che sia in grado di far crashare <em>Google Chrome</em> e rallenti visibilmente su <em>Firefox</em> e <em>Safari</em>. Avrei voluto scrivere quest&#8217;ultima frase consapevole di dirvi una sciocchezza, ma non è così. I feed potrete invece continare a leggerli tranquillamente, quelli non hanno <strong>mai</strong> funzionato.
</p>
<p>
Vi auguro un buon weekend, e per chi volesse unirsi a noi (in modi che differiscono dalla semplice carnalità con <em>plurale maiestatis</em>) credo avrete modo &#8211; domenica &#8211; di rintracciarmi <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=47743741326#/event.php?eid=157163136895&#038;index=1" target="_blank">qui</a>. Sarò quello vestito da ferroviere.</p>
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		<title>Facce da Bloffèst</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:54:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Riapertura straordinaria. Non aspettatevi saldi o sconti di fine stagione, ho tolto qualche fondo di magazzino per regalarlo ai poveri, ma il resto è rimasto come prima. Umido, polveroso, poco accogliente. Il negozio nuovo me lo stanno finendo di arredare.


Solo che &#8211; mi son detto &#8211; è inutile che si pubblichino foto come questa o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Riapertura <strong>straordinaria</strong>. Non aspettatevi saldi o sconti di fine stagione, ho tolto qualche fondo di magazzino per regalarlo ai poveri, ma il resto è rimasto come prima. Umido, polveroso, poco accogliente. Il negozio nuovo me lo stanno finendo di arredare.
</p>
<p>
Solo che &#8211; mi son detto &#8211; è inutile che si pubblichino foto come <a href="http://www.organirama.it/stripe_projector_blogfest.php" target="_blank">questa</a> o video come <a href="http://vimeo.com/6993664" target="_blank">questo</a>, in cui si declama a gran voce l&#8217;esistenza di un blogghe e poi, quando il malcapitato digita l&#8217;infausto indirizzo, si trova davanti un &#8220;<em>chiuso per ferie</em>&#8220;. Dai. Figura da peracottaro immonda.
</p>
<p>
Vi lascio alla visione dell&#8217;intervista tripla, con la necessaria premessa che nessun deficiente è stato convinto coercitivamente ad esserlo, per realizzare il filmato. &#8220;<em>Sono talmente avanti che certe volte mi guardo indietro e vedo il futuro.</em>&#8221; (cit.)</p>
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