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	<title>contrariaménte &#187; virulenza</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Povero cristo non più cristo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 11:30:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/themes/TheStyle/timthumb.php?src=http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/04/post-trentaquattro.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><p>
E alla fine, quel cristo riuscì ad essere <strong>un po&#8217; meno cristo</strong>. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in banca, o il posto statale, o quelle assurdità che chiamiamo <em>certezze</em>.
 </p>
<p>
Guerra. <strong>Sacrificio</strong>. Della vita pensava di aver assaggiato l&#8217;amaro e lo sciapo, il brutto, lo squallore e il nero, soffrendo e perdendo. Il <strong>fondo</strong> non esiste, è un&#8217;illusione che l&#8217;uomo si inventa per la paura di cadere ancora più in basso, di mostrarsi debole e pessimista. Il fondo è fragile, una volta raggiunto si sgretola e apre un nuovo baratro, un nuovo dolore, un nuovo fondo. E la <strong>vetta</strong> non esiste, è eterea, chiunque sano di mente pensi di averla raggiunta dovrà prima o poi accettare che c&#8217;è un altro gradino che porta più in alto.
 </p>
<p>
E fu così che il cristo <strong>scese dalla croce</strong>, imprecò, riprese vita, la cambiò, si accorse che anche i ladroni erano poveri diavoli e diede loro una mano a redimere i loro peccati. Come se nel peccato ci fosse qualcosa da cui dover essere redenti, come se qualcuno potesse giudicare cos&#8217;è peccato e cosa no, come se pregare il tuo gesù insieme ad altri mille fosse buono e giudicare questi mille con dieci regolette pure: e invece <strong>no</strong>.
 </p>
<p>
È che anche il cristo c&#8217;aveva <strong>i suoi limiti</strong>, povero diavolo. Sentirsi sempre <em>melanzana</em> al banco frigo, confuso tra gli altri ortaggi, anonimo nella sua appartenenza ad un <em>genere</em> e così troppo simile ai suoi simili: era diventato davvero insostenibile. Aveva grandi <strong>sogni</strong>, lui: diventare sontuosa <em>parmigiana</em>, eccellere per amarezza e gusto, farsi cucinare da <em>Vissani</em>, sentirsi pasteggiato con un ottimo <em>Traminer</em> del Trentino, che non son cose da poco, per una <em>melanzana</em>. Ma anche andare a male degnamente, fiero del suo avvizzirsi, senza nessuno che lo tagliasse a fette sottili per poi accorgersi che in fondo era un po&#8217; passato e gettarlo nel cestino. Che un cestino non la meritava, quella <em>melanzana</em>.
 </p>
<p>
C&#8217;è che poi a trentaquattro anni, oggettivamente, non si è più un cristo. E anche come melanzana, diciamocelo, <strong>è un po&#8217; poco</strong>.</p>
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